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  • Nessuna Qualità Agli Eroi

    Diretto da Paolo Franchi

    Data di uscita: 28-03-2008

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Alla ricerca della qualità perduta

Pochi i personaggi per “Nessuna Qualità Agli Eroi”, uno dei tre italiani in concorso alla Sessantaquattresima Mostra di Venezia. Un quarantenne, Bruno, che ha lasciato la natia Ginevra per lavorare a Torino, stroncato dalla notizia di non poter avere figli e ossessionato dal debito difficilmente estinguibile che ha contratto con un usuraio. La moglie, Anne, altro non può che assistere alla discesa in caduta libera nella depressione del marito. L’improvvisa scomparsa del suo persecutore non faciliterà la situazione e il figlio dell’usuraio, il ventenne Luca, diverrà l’alter ego di Bruno, il riflesso e l’inconscio di un rapporto padre – figlio (Bruno – padre pittore, ora morto) lasciato in sospeso.
Due storie, quella di Bruno e di Luca, che viaggeranno nello stesso vagone su di un treno che porta alla solitudine. Bruno non riesce a trovare conforto nella moglie, Luca è legato solo fisicamente ad una coetanea che non basta, che non riesce a far diminuire le sue crisi di panico. Il primo in balia di un’infanzia cancellata da un padre egoista, il secondo in cerca di una figura paterna che dia stabilità ad un adolescenza che volge al termine.
Dopo “La Spettatrice”, Paolo Franchi tenta di nuovo un’introspezione, di nuovo la depressione, ma stavolta al maschile. Si affida alle immagini, anche il titolo del film è lo stesso di un’opera del padre di Bruno che finirà bruciata. E con i riferimenti che ne vengono fuori – che sanno di Antonioni, che sembrano mostrarci i disegni di Beacon -, ci si aspetterebbero dei personaggi che dicono di meno. Dir di meno per guadagnare credibilità, per far sì che un dolore faccia male e una paranoia ti perseguiti. Invece in questa seconda opera di Franchi nulla è lasciato all’intenzione dello spettatore. La non linearità della storia confonde senza coinvolgere. E se magari la figura di Luca – notevolmente interpretato da un Elio Germano che freme dalla voglia di far capire quanto è cresciuto – può destare sospetti sull’esistenza, se magari quel ragazzo può essere immaginato solo un fantasma della mente di Bruno, tutto il resto è troppo detto, troppo poco suggerito, troppo strappato dall’interpretazione. La pellicola ha grandi pretese, lo conferma il tono usato nella presentazione della storia. Lo conferma pensare che spesso uno sguardo può far venir fuori tutti gli scheletri di un armadio, qui invece nudi, sesso e volti bianchi non scavano a fondo come dovrebbero.
C’è da lasciare intendere quando i temi sono forti. C’è da ammiccare al sentimento quando la storia è fatta di vite umane. C’è da chiedere, suggerire, non da affermare. Ecco il malriuscito intento del film: porre una visuale, proprio in un’opera che si presenta nell’ambito di un cinema di ricerca. Stavolta, però, troppo violenta. Nessuna qualità agli eroi, come all’uomo di Musil, ma nemmeno al film.

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