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Kelly Reichardt torna a Venezia

Ma perché? Perché un filmetto indie americano, con la tipica estetica fintamente dimessa da proiezione collaterale del Sundance è in concorso al Festival di Venezia?

Forse il discreto curriculum personale di Kelly Reichardt aveva fatto sperare in meglio, forse la coppia di protagonisti, Dakota Fanning rediviva e Jesse Eisenberg con barbetta trascurata, faceva sperare di beccare il cult generazionale. Forse. E invece no, invece si è portato in Concorso un film a mio parere indifendibile.

Un terzetto di ecoterroristi fa saltare una diga dell’Oregon che pare stia causando enormi scompensi nella fauna locale in nome del maggiore accumulo di energia elettrica. Nello scoppio potrebbe esser rimasto coinvolto un innocente campeggiatore, e questo provoca dilemmi morali nella ragazza del gruppo. Da qui il via ad uno spirale di tensione e violenza. Sarebbe meglio dire potenziali.

Perché la scena di lotta tra i due ex sodali è una delle peggiori scene d’azione del decennio, perché la prima parte di avvicinamento all’attentato è semplicemente soporifera e non ha alcun senso fermare l’operazione perché un tizio distante centinaia di metri sta cambiando una ruota in piena notte quando un intero campeggio ti ha visto arrivare ALLA LUCE DEL GIORNO. Si potrebbe continuare ancora, ma perché infierire?

Jesse Eisenberg catatonico, Dakota Fanning che ormai ha totalmente perso il suo status da bambina prodigio e credo viva ormai nell’invidia più totale di sua sorella Elle, una comune di biocoltivatori che fa venir voglia di andar lì con i lanciafiamme, radere tutto al suolo e impiantare quattro centrali nucleari nella zona. Può bastare? Raschiando il fondo del barile si può trovare un’inquadratura indovinata, almeno una: la coppia di camperisti che guarda la TV col motore acceso mentre sullo sfondo i nostri si dirigono verso la diga è un’istantanea perfetta della decadenza dei nostri tempi, di cui questo film fa pienamente parte.

Pro

Contro

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