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La nuova comicità napoletana (…)

Vincenzo Salemme è Arturo Cremisi, attore protagonista di una fiction di successo La vera star televisiva, però, è il bambino che interpreta suo figlio Mirko, bravissimo, ma poco simpatico.

Quando un bambino che ha da poco perso suo padre e che, chiamandosi come il personaggio che nella finzione è il figlio di Arturo, gli si affeziona convinto che l’attore sia il suo vero papà, comincia una spirale di guai tragicomici con risvolti sentimentali.

L’improbabile agente di Arturo, interpretato dall’altrettanto improbabile Sergio Rubini, fiuta l’affare e allestisce un evento mediatico speculando sui sentimenti.

Cosa farà Arturo? Continuerà ad approfittarsi cinicamente del bambino e di sua madre, o ascolterà il proprio cuore? Su queste domande si poggia l’esile trama.

E l’altrettanto esile contenuto lo illustrano le parole di Salemme-regista: “Tutti quelli che recitano abitualmente nelle fiction tv sono costretti a indossare il loro personaggio anche nella vita di ogni giorno. Il film aspira ad essere anche una metafora del successo perché oggi tutto dipende dai dati Auditel e ogni attore può scomparire dalla scena da un momento all’altro“.

Il film parla di tutto ciò senza scalfire minimamente ciò che vuole denunciare, perché il protagonista non è un personaggio complesso, non ha spessore. Forse sarebbe meglio dire che la denuncia dell’inconsistenza di quel grande ambaradan che è la tv non è il contenuto ma il contesto del film.

La vera ambizione è dar vita ad un grande divertimento popolare, dando per scontato che il popolo si diverta quando gli dai la facilità, che significa una comicità magari troppo scontata per far ridere, con gli strascichi neomelodici di un grande cantautore – perché, non è così? – come Gigi D’Alessio a far da colonna sonora.

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