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Parole di Storia

Parzialmente e liberamente ispirato al romanzo omonimo di Anna Banti e basato sulla storiografia del Risorgimento italiano, “Noi Credevamo” di Mario Martone, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta le storie di Angelo, Salvatore e Domenico, tre giovani originari del Cilento che scelgono di affiliarsi alla mazziniana Giovine Italia. Le loro vite prenderanno strade distanti e tragiche, intrecciandosi alle vicende che hanno determinato la nascita dell’Italia unita e alle figure illustri del periodo, da Giuseppe Mazzini a Francesco Crispi, da Cristina di Belgiojoso a Felice Orsini.

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«L’unità è stata per gli italiani l’oggetto di una prepotente passione, che ha vinto e annientato ogni altra necessità»: le parole più taglienti sono quelle della Cristina di Belgiojoso invecchiata e svuotata dalla fede nel futuro che Anna Bonaiuto interpreta in una brevissima parentesi. Lo sbaglio, l’inutilità di un percorso e del proprio dolore, la paura di aver costruito la propria esistenza su un errore morale e ideologico: sono i fantasmi che avvelenano la vecchiaia di Domenico e, di riflesso, la storia tutta della Patria che Domenico ha contribuito a fondare.

A fronte di una messa in scena perfettamente lineare nella sua raffinatezza compositiva e di una musica imponente ma all’occorrenza sottile, che fanno apparire “Noi Credevamo” come una semplice e classica ricostruzione storica, i contenuti sono densi e complessi. Martone e il co-sceneggiatore Giancarlo De Cataldo fanno parlare i propri personaggi con parole tratte da lettere e documenti storici: il lavoro chiesto agli attori nel dar vita, con voce e corpo, a concetti, teorie e pensieri astratti è gigantesco. Nel cast fluviale che raccoglie molti dei migliori nomi del teatro italiano, il Giuseppe Mazzini di Toni Servillo brilla per astrazione, è una presenza scenica disincarnata.

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