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Amicizia e malattia

Due amici, due persone intelligenti, due esseri umani segnati da un percorso di amicizia e malattia: Gabrielli e Balsamo, i due autori, interpretano se stessi in questa docu-confessione vincitrice del Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival del 2012.

Tutto inizia e finisce in una tenda sulla spiaggia di Sabaudia, tra memorie di viaggi di gioventù compiuti o rimpianti di quelli mai fatti. Il nume tutelare di tutta una vita è James Bond, il personaggio, l’icona, il manifesto di spavalderia e sex appeal incarnato da Sean Connery, per loro (e per me) l’unico vero Bond.

I nostri due “eroi” partono per la Scozia per andare a trovare l’icona e chiedergli il segreto dell’immortalità cinematografica e noi, nel frattempo, vediamo il perché di questa domanda che sulle prime può apparire stupida o pleonastica. Entrambi sono usciti da malattie gravissime, hanno fatto i conti con il concetto di morte, della caducità del corpo umano, sono entrati in un lungo tunnel oscuro e ne sono sbucati fuori dall’altra parte provati, diversi, ma vivi. La loro amicizia è stata in pericolo, la vita non ha mantenuto tutte le promesse, ma il fatto di essere qui, oggi, a raccontare è un segnale, è una straordinaria vittoria.

Il film non presenta immagini di repertorio, la narrazione temporale si dipana sullo schermo in un continuo presente, anche perché l’operazione è fondalmente di segno positivo, ottimistica, e il fatto di parlare di drammi superati attenua l’effetto pietistico per assurgere a riflessione generale e universale.
Non mancano momenti d’ironia, gustose divagazioni (su tutte spiccano i momenti all’Umbria Jazz) per poi arrivare all’atteso momento dell’incontro, anche se solamente “telefonico”, con Connery, e il cerchio si chiude vertiginosamente e tutto sembra acquistare senso.

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Non si trovano molte operazioni del genere nel panorama cinematografico italiano odierno. Il difficile è, come sempre, trovare una seppur minima distribuzione al di fuori dei canali di festival e cineforum, e qui è da apprezzare il lavoro del romano Nuovo Cinema Aquila, che lo ha inserito in programmazione per più di qualche giorno. Non tutto funziona comunque, a volte noi spettatori ci sentiamo veramente di troppo, come nella lunga scena casalinga di litigio tra i due protagonisti. In quel momento mi sentivo un guardone, non volevo esserci, stavo male. Ma questo pugno nello stomaco era esattamente l’intento di quella scena quindi, probabilmente, va bene così.

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