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  • Non È Un Paese Per Vecchi

    Diretto da Ethan Coen, Joel Coen

    Data di uscita: 22-02-2008

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Elegia per la fine di un’epoca

“Non È Un Paese Per Vecchi”, scriveva Cormac McCarthy nel 2005. Raccontava di una fuga e di un inseguimento e di un inseguimento all’inseguimento. Raccontava di messicani morti e di due milioni di dollari, di deserto e di motel, di fucili e di frontiere. Il Paese era l’America sul finire degli anni ’70, il tramonto di un’epoca, un cimitero di ideali. I vecchi parlavano per bocca dello sceriffo Bell, legato ad un passato in cui non ci si ammazzava per soldi, per droga o per caso.

It starts when you begin to overlook bad manners. Anytime you quit hearing “sir” and “ma’am”, the end is pretty much in sight (Ed Tom Bell)

“Non È Un Paese Per Vecchi”, hanno deciso di raccontarci i fratelli Coen nel 2007. Scegliendo di mantenere intatto lo spirito di quello che si può a buon diritto definire come uno dei grandi romanzi epici americani degli ultimi anni. Dando vita ad un film secco come il deserto del Texas. Girato in location mozzafiato (il Big Bend National Park). Nessuna colonna sonora, dialoghi ridotti all’osso, frequenti silenzi. Lunghe sequenze puramente descrittive, accompagnate solo dal rumore di una vite che gira, di due pezzi di ferro che si incastrano, dell’acqua che scorre.

“Non È Un Paese Per Vecchi” racconta la storia di Llewelyn Moss (Josh Brolin), operaio in pensione e reduce dal Vietnam, che durante una battuta di caccia solitaria ha la sfortuna di arrivare sul luogo di una sparatoria. Un regolamento di conti tra spacciatori di droga, nessun sopravvissuto, una valigetta che contiene due milioni di dollari. Per Moss è fin troppo facile vedere la possibilità di una fuga dalla sua – ovviamente squallida – vita. È sicuro di sé (o forse semplicemente incosciente) ai limiti della strafottenza, ma sulle sue tracce si mette Anton Chigurh, killer di professione, la sua arma una pistola ad aria compressa usata nei mattatoi per uccidere il bestiame. Ai due si aggiunge Ed Tom Bell, sceriffo della contea, a cui presta il volto Tommy Lee Jones.

Come si sviluppi la storia da qui in avanti è, in fin dei conti, un fattore di secondaria importanza. I Coen scelgono di ricalcare fedelmente la trama del libro, eliminando però la gran parte dei monologhi dello sceriffo Bell e realizzando invece un thriller che non perde mai di ritmo nonostante l’estrema lentezza di molte sequenze. A scandire gli avvenimenti sono gli omicidi compiuti da Chigurh, che più che un personaggio è un archetipo. Simbolo di quella violenza senza senso, crudele e gratuita, la stessa che altri (Tarantino?) hanno trasformato in un fattore puramente estetico e di divertimento, e che in “Non È Un Paese Per Vecchi” è solo fredda cronaca. Simbolo di un’America nella quale McCarthy non si riconosce più da vent’anni, e che i fratelli Coen riescono a mostrare al pubblico senza scadere in tentazioni moraleggianti. Non ci sono buoni e cattivi, ma solo incomunicabilità, necessità diverse, incomprensioni. Bell non uccide, Moss uccide per necessità, Chigurh uccide perché sì: è tutta qui la chiave di lettura del film.
Che è reso ancora più straordinario dal supporting cast, che completa e dona vita e profondità ai tre personaggi principali: da Carla Jean, la disorientata moglie di Moss, all’altro killer Carson Wells, la cui breve apparizione è resa comunque memorabile da quel grande caratterista che è Woody Harrelson.
Nonostante un approccio quasi documentaristico alla violenza, il film non rinuncia comunque a toni nostalgici e a momenti di poesia: le scene di Moss a spasso nel deserto, in compagnia del fucile e del nulla attorno a lui, creano un voluto, stridente contrasto con le sequenze nei motel, negli alberghi, simboli di quella civiltà tutta forma e niente sostanza che diventa la culla delle atrocità avversate da McCarthy e lucidamente ritratte dai Coen.

Sarebbe facile (e semplicistico) vedere in questo film un’apologia dei bei vecchi tempi passati – come suggerisce anche il monologo finale. Facile e sbagliato. “Non È Un Paese Per Vecchi” è piuttosto l’addio di una generazione che non si riconosce più in quello che le accade intorno, getta la spugna e lascia tutto in mano a chi verrà dopo. E che si arrangino, e rendano il mondo migliore se ne sono capaci. È un j’accuse, ma di quelli che lasciano spazio alla speranza, nonostante tutto. Speranza che non sta nelle rughe sempre in primo piano di Tommy Lee Jones/Ed Tom Bell, né negli scherzi di un destino cieco e capriccioso. Dove sta, dunque? Da qualche parte in queste straordinarie due ore, a voi scoprire dove. Indizio: non esiste una risposta unica. Altro indizio: la risposta potrebbe anche essere “da nessuna parte”. Terzo indizio: è poi così importante sapere la risposta?
Se tre indizi fanno una prova, e se un grande film deve saper intrattenere tanto quanto far riflettere, “Non È Un Paese Per Vecchi” è un grande film. Oscar meritato, eccome.

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