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Anche i cloni piangono

Dall’infanzia alla maturità, le vite intrecciate di tre ragazzi inglesi, Kathy, Tommy e Ruth, educati nel rigido istituto di Hailsham e a poco a poco messi a conoscenza della loro natura e del loro ineluttabile destino: sono cloni creati in laboratorio ed allevati per poter donare gli organi agli umani ammalati. Terminati gli studi, in attesa di diventare assistenti e donatori, soggiornano in campagna, amano, soffrono, si feriscono l’un l’altro proprio come gli esseri umani e si illudono di poter cambiare il loro destino, ritardando il ciclo delle donazioni e la conseguente morte.

Dal romanzo cult di Kazuo Ishiguro, Romanek trasforma una storia di sottile, allarmante fantascienza ambientata in un passato prossimo perfettamente riconoscibile e realistico in un gelido, ingessato ed estetizzante melo’.

OneLouder

Come semplificare e banalizzare l’eccellente materiale narrativo originale. La musica iper-romantica, la ricerca della commozione ad ogni costo e l’eccessiva cura dell’apparato formale ammorbidiscono la riflessione sul progresso scientifico, sull’annullamento dell’identità, sulla morte come destino comune, sulla memoria e la relatività del tempo, perfino sul valore dell’arte come mezzo per far luce nell’anima di tutti noi (cloni e non). Ad emergere in primo piano è invece la solita storia d’amore con interpreti troppo belli, immersa in un’atmosfera luttuosa e schiacciata dalla sua stessa presunzione poetica.

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Contro

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