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Quelli tra palco e realtà

Ecco finalmente nelle sale “Non Pensarci”, la commedia del ritrovato Gianni Zanasi, che ha entusiasmato tutti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, riscuotendo consensi in giro per il mondo. Un chitarrista punk-rock fallito scopre che la ragazza lo tradisce, e decide di prendersi una pausa esistenziale, tornando dalla sua famiglia in provincia. Spera di starsene tranquillo, ma le cose non andranno proprio così… Preso quasi subito in contropiede da una serie di rivelazioni e scoperte famigliari sempre più incredibili, si prende cura di tutti, magari in modo un po’ bizzarro, ma inaspettatamente responsabile. Resta, però, ancora una persona a cui dedicarsi: se stesso. E, visto che ciò che sa fare è suonare, prende la chitarra e se ne va. È così che, di soppiatto, Zanasi ci pone in maniera cruda, ma divertente, di fronte alla domanda: cosa voglio fare nella mia vita? Ma questo è solo uno dei nuclei tematici, che si affianca alla difficoltà dei rapporti famigliari, all’ambiente asfissiante della provincia italiana, in cui il protagonista viene additato come anormale; ma cos’è la normalità? Quello che fanno tutti? Ma non siamo mica tutti uguali! Sarà forse che la normalità si ferma all’apparenza, finendo per confondersi con la mediocrità.
Finalmente una commedia intelligente, profondamente ancorata alla realtà. Ciò non vuol dire scrivere un saggio cinematografico su uno spaccato sociale dell’Italia di oggi, magari la famiglia tipo, che finisce inevitabilmente per risolversi in macchietta, in stereotipi di una realtà che, proprio perché vuole riprodurre e denunciare le cose così come stanno, risulta falsa, semplicistica. Il film è ancorato alla realtà perché è sincero, perché c’è la volontà di esercitare un’analisi lucida e critica seguendo come criterio la psicologia dei personaggi. E Zanasi ha il merito di farlo con una leggerezza che permette di uscire dalla sala sollevati, non ottunditi come dopo aver visto le commedie tanto in voga in questi ultimi anni, né con la voglia di tagliarci le vene per l’esasperazione e la pochezza di tanti altri film che magari a Venezia finiscono pure in concorso.

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