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Ambiguità e bellezza

Le parole scorrono in maniera non fluida dai pensieri alla bocca del Professore, tiranneggiato tuttofare di una scialba pensione, che è anche una casa d’appuntamenti, gestita dalla Signora: perso nei dettagli più insignificanti del mondo che lo circonda, incastrato nella ricerca delle definizioni, in difficoltà nella comunicazione con gli altri, l’uomo vive nell’astrazione più totale. Il rapporto d’affetto che nascerà con la Marchesa gli farà scoprire aspetti di sé che non conosceva e lo renderà consapevole della propria capacità di influenzare positivamente la vita di un altro essere umano.

Emidio Greco adatta per lo schermo il racconto omonimo scritto da Franco Lucentini nel 1964: la lingua frantumata che nel libro era la voce in prima persona del protagonista, nella sceneggiatura di Greco dà forma a dialoghi straniati, non facili da ascoltare né – lo confermano gli attori – da recitare.

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Gli “scavi” del titolo sono quelli della Villa Adriana di Tivoli dove la serena bellezza delle forme antiche apre la mente del Professore e lo mette in contatto con un tipo di linguaggio non verbale che lo libera: se si riesce ad andare oltre l’apparente, strana inconsistenza dell’insieme, “Notizie degli Scavi” appare come un lavoro raffinato che prosegue l’indagine nella disperazione contemporanea già trattata da Greco nel precedente “L’Uomo Privato”. Benché infatti il film possa sembrare fin troppo artificioso, l’autore sa mettere a fuoco con sensibilità la singolare natura del suo protagonista, dimostrando ancora una volta la propria abilità nella traduzioni cinematografiche di una letteratura formalmente densa e articolata nei significati.

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