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L’onestà giocata a dadi

Carlo Mazzacurati torna in Laguna nella sezione Settimana della critica con “Notte italiana”, lungometraggio d’esordio del 1987, ripresentato a venti anni di distanza in una nuova versione ristampata in 25 mm . L’avvocato Otello Morsiani accetta un’offerta, quanto mai singolare, propostagli dall’assessore padovano Melandri: stimare il patrimonio immobiliare “Romanin” per la realizzazione di un parco naturale lì dove un tempo si estraeva fraudolentemente il gas e ora la terra sprofonda a causa dell’impauperimento idro-geologico. Si trasferisce nel Polesine, zona chiusa nella morsa della corruzione e del nepotismo. Raggiungere l’obiettivo sarà più difficile del previsto: la convivenza forzata e castrante, acuita da un’integrazione lenta e poco propositiva, sfocerà in un duplice innamoramento: del sinuoso paesaggio e di Daria, bellissima e misteriosa ragazza madre rifugiatasi nei luoghi natali.

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Con fare lucido e ficcante, Carlo Mazzacurati indaga i meccanismi reconditi di una società corrotta e fraudolenta che fa capolino negli anni ’80 e di cui si sentirà l’eco anni più tardi. Film venato da un flebile afflato cinico che mal si districa tra il “politicamente scorretto”, un amore inconcludente e sentimenti debolmente costruiti, che volgono, attraverso cadenze leggere, verso il drammatico. Unica chiave di lettura, veritiera seppur anacronistica, è la ricerca dell’onestà che, a fatica, si insinua tra le diverse stratificazioni del plot.

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