Home > Recensioni > Old Boy

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Jailhouse Rock

Oh Dae-su è un uomo comune che viene catturato e tenuto prigioniero per 15 anni in una cella, senza sapere perché; liberato, cercherà vendetta. Tratta da un manga di non eccelsa qualità, la vicenda di Oh Dae-su diventa, nelle mani di Park Chan-wook, un’opera incredibile che tritura i generi per costruire un thriller a metà tra l’azione e la tragedia greca, capace tanto di sondare gli abissi umani con inusitata profondità quanto di entusiasmare con una regia pirotecnica, innovativa e inventiva ma mai fine a sé stessa. Caricato sulle spalle del gigantesco protagonista Choi Min-sik, arricchito (ma non alleggerito) da un sorprendente humour grottesco, “Old Boy” è di nuovo, dopo “Mr. Vendetta”, storia di disperazioni che si intersecano e si distruggono a vicenda. Ma se, nel film precedente, allo spettatore non restava che assistere impotente a un’inesorabile discesa negli inferi voluta dal fato, qui è Park il vero demiurgo: lo spettatore viene manipolato, attirato da una luccicante superficie da action-thriller, e infine avvinto in un meccanismo d’identificazione che, col procedere della vicenda, avrà conseguenze sempre più devastanti. Raramente si è visto un film capace di toccare corde così profonde, di generare emozioni tanto contraddittorie, risonanti, contrastanti. Un capolavoro vero, la cui portata dirompente è stata -purtroppo!- sminuita da un’immeritata fama di “pulp iperviolento” e da paragoni con Tarantino semplicistici quanto fuori luogo.

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