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Omicidio al cinema!

Paranoia, perversione, voyeurismo, terrore, claustrofobia. Questi sono gli ingredienti scelti da De Palma per il suo “Omicidio A Luci Rosse” (“Body Double”), film di cui firma anche la storia.

Sullo sfondo della Los Angeles cinepornografica degli anni Ottanta si svolgono le vicissitudini del giovane attore Jake Scully (Craig Wasson). Finito in strada per colpa di una relazione finita male, Jake passa da un provino all’altro in cerca di un lavoro e di una sistemazione. Per caso si imbatte in Sam Bouchard (Gregg Henry), anch’egli attore, il quale in procinto di partire offre a Jake ospitalità in un grande attico di un suo amico, situato sopra una torre.
Prima di partire Sam confida a Jake di una ragazza che ogni giorno alla stessa ora fa un conturbante spogliarello: per assistere allo spettacolo il telescopio è a sua disposizione. Il confine tra curiosità e ossessione si farà sempre più labile…

Ad un solo anno dai fasti del celeberrimo “Scarface” (1984), De Palma tenta il pericoloso/coraggioso sentiero della sperimentazione al grido di “Rompere la logica degli schemi e gli schemi della logica”.

La trama, intenzionalmente non lineare, non lascia tuttavia sufficiente spazio all’originalità, risultando spesso poco coinvolgente e azzerando il contributo dei numerosi richiami al cinema Hitchcockiano (spesso fonte di ispirazione per il regista).

Purtroppo alla lista dei difetti si aggiunge anche il fattore recitazione: nonostante la presenza di una giovane e promettente Melanie Griffith, il cast non da una prova convincente. Troppo spesso, infatti, nelle scene di maggior suspense permea un senso di inadeguatezza che finisce con lo svilire ogni migliore intenzione da parte del regista.

Alla sua uscita il film è riuscito a guadagnarsi una nomination ai Golden Globe per Melanie Griffith come miglior attrice non protagonista e una nomination ai Razzie Award per De Palma come peggior regista dell’anno. Benché siano rimaste entrambe solo nomination, è facile pensare quanto la critica abbia dibattuto e si sia divisa sul film. La critica italiana, da Morandini a Mereghetti, ha – nell’insieme – accolto positivamente il film, annoverandolo come uno dei migliori del regista. Cosa che invece non è accaduta negli States, dove la critica è ancora molto divisa.

Accozzaglia trash o caleidoscopio dell’oscurità umana? Guardare per capire, provare per credere: la bilancia pende senz’altro verso la prima.

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