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  • Once Upon A Time Proletarian: 12 Tales Of A Country

    Diretto da Xiaolu Guo

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12 storie di proletariato cinese

C’erano una volta i proletari di Mao, con i loro doveri, i loro territori, i loro capi… Parte così, con la storia di un vecchio nostalgico – “una tempo si viveva solo per lavorare, senza troppi grilli per la testa” – il documentario Once upon a time proletarian della giovane regista cinese Xiaolu Guo: dodici brevi, ma incisive, storie di vita che esplorano la trasformazione della Repubblica Popolare Cinese dall’epoca di Mao fino all’odierna ascesa economica, con tutte le contraddizioni che questa ha portato all’interno della società. Ogni storia è introdotta da una sequenza in bianco e nero in cui alcuni bambini, radunati in un gruppo, leggono a turno una storiella o barzelletta. I casi scelti da Xiaolu Guo coprono più o meno ogni settore della società: dai nuovi affaristi – per tutto simili ai broker statunitensi – alle adolescenti con la passione del make-up e delle extenstion, da una nuova spietata affarista alberghiera agli ex contadini ridotti a lavorare nelle discariche con i rifiuti del cosiddetto “progresso”. I protagonisti raccontano le proprie esperienze senza troppe remore – dal contrabbando di armi a Iran e Iraq fino alla passione per le tette grosse delle prostitute russe – dando della Cina contemporanea uno spaccato non certo rasserenante.

Esteticamente, “Once upon a time proletarian” colpisce e inquieta per un uso, emozionale ma anche ironico, della colonna sonora: motivi cupi sono alternati a vecchie canzoni comuniste, ma la musica ha sempre lo scopo di commentare le immagini che, spesso quasi in maniera cruda/crudele, scorrono sullo schermo. Alcune soluzioni visive – l’uso dei sottotitoli rossi o anche gli stessi intermezzi in bianco e nero – fanno poi sì che il ritmo non diventi troppo lento o soporifero. Su questo versante, quindi, un buon documentario. Su tutto il resto – tematiche e punti di vista – la discussione è aperta. Anzi, più che aperta.

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