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Un viaggio lungo un giorno

Venti anni nella vita di Dexter e Emma raccontati attraverso un solo giorno all’anno, il 15 luglio, data della loro prima notte nel 1988. Perfetti l’uno per l’altra proprio perché diametralmente opposti, si rincorrono dal college all’età adulta come due orologi sintonizzati su fusi orari differenti. Si avvicinano per poi allontanarsi ripetutamente ma non possono fare a meno l’uno dell’altra, mentre la vita li cambia, i sogni si infrangono e le canzoni pop segnano il passare del tempo e delle mode.

A chi non è capitata una relazione simile almeno una volta nella vita? Ma siamo al cinema e anche se regista e interpreti cercano di convincerci che Dexter e Emma sono due come noi, dramma, catarsi e finale (quasi) perfetto sono dietro l’angolo. Come solo al cinema, of course.

Dal bestseller di David Nicholls, una storia che potrebbe essere il ritratto di una generazione ma la danese Lone Scherfig è incerta tra spirito da commedia indie e velleità da melo’ hollywoodiano e fa un passo indietro rispetto al precedente “An Education”, piacevole ma già di per se piuttosto sopravvalutato.

OneLouder

Se non fosse per l’interessante struttura ellittica del racconto, “One Day” sarebbe una prevedibilissima love story che dispensa qualche sorriso e molte lacrime. I problemi stanno altrove: il film vorrebbe essere fresco e non convenzionale, alla maniera di “500 Giorni Insieme”, ma manca di autentica profondità e si risolve in una carrellata di istantanee dove le emozioni e gli accenni di critica sociale o di costume sono ammorbiditi dallo sguardo languido della regista. E in questo melo’ nostalgico, superficiale e un po’ impacciato la scelta della Hathaway non aiuta: la star ce la mette tutta ma da un anno all’altro cambia soltanto vestito e pettinatura, e il solo ad accompagnarci in questo viaggio è un bravissimo Jim Sturgess.

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