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Biglietto di sola andata

Melò d’altri tempi, e d’altra parte “One Way Passage” (“Amanti Senza Domani” in Italia) è datato 1932. La vicenda si svolge interamente, con l’eccezione di prologo ed epilogo, su un transatlantico in viaggio attraverso il pacifico. Protagonisti dell’intreccio, il prigioniero Dan, una avvenente sconosciuta di nome Joan, e l’agente di polizia incaricato di scortare l’uomo fino a San Quintino, dove dovrà pagare il suo debito con la legge. Tra Joan e Dan, incontratisi fortuitamente al bancone di un bar, scocca una vibrante scintilla amorosa, mentre il poliziotto segue la vicenda lasciando relativa libertà (la fuga, in transoceanica, non è possibile) al sorvegliato. La trama, ben diretta dal regista Tay Garnett, compone con la leggerezza del grande cinema americano sentimentalismo, eleganza borghese e divagazioni farsesche, facendo leva sulle sottotrame imperniate sui comprimari. A condire il tutto di un forte velo di sognante irrealtà, le condizioni di salute della bella, che si ostina a mantenere uno stile di vita, fatto di emozioni, fumo e feste, che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza.
Grande cinema americano, si diceva, e lo si evince anche dalla connotazione piacevolmente avventuriera dei personaggi principali, specie del protagonista Dan (William Powell), archetipo del gentleman dal passato burrascoso ma di cuore nobile e modi aristocratici. Così come il contorno, tra Pacifico, Shangai e navi in viaggio, è profondamente intriso di un esotismo che rende ancora più palpabile, anche nella sintesi dei soli 68 minuti di durata, l’aura di sogno che permea l’intera pellicola.

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