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Il coraggio di vivere il passato

Il titolo “Omohide Poro Poro”, conosciuto, in inglese, come “Only Yesterday”, in realtà corrisponde – con le dovute precauzioni della traduzione dal giapponese – all’italiano “Ricordi goccia a goccia”. Ed è infatti una pioggia di ricordi quella che colpisce la protagonista Taeko Okajima, 27 enne impiegata di una grande azienda che decide di prendersi una pausa dalla caotica vita della capitale e rifugiarsi in campagna. Qui viene costantemente avvolta dai ricordi della Taeko di undici anni alle prese con i primi amori, la scuola, la novità delle mestruazioni e la vita in famiglia.
La tensione che anima il film è infatti quella che si instaura tra il presente e il passato, tra una donna che ha deciso di posporre i sentimenti per dedicarsi al lavoro e una bambina che si accostava con timidezza, ma anche sottile entusiasmo, alla vita. I due piani temporali della narrazione si traducono, per scelta registica, anche in due diversi stili di disegno: se la realtà del presente è resa tramite colori vividi e paesaggi curati sotto ogni minimo dettaglio, gli sfondi in cui si muovono i personaggi dei ricordi sono invece appena accennati con tinte all’acquerello e contorni sfumati. Memorabile la sequenza in cui la piccola Taeko, sentiti i primissimi batticuori per un coetaneo, si solleva in volo, come si suol dire “tra le nuvole”, sapientemente accompagnata dalla colonna sonora – firmata da Katsu Hoshi – che difficilmente non giunge a commuovere lo spettatore.
Ma il destino di Taeko è la riappacificazione con la ‘se stessa’ dell’infanzia ed è per questo che scoprirà l’emancipazione non tanto nell’indipendenza e nella vita metropolitana, quanto più nel coraggio di scegliere una vita completamente diversa, forse più tradizionale ma, come Takahata ci insegna anche in altre sue pellicole, più vera.

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