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Altro che orfana, questa è ‘na fija de ‘na…

A prima vista “Orphan” potrebbe essere scambiato per il solito horror senza particolari pretese. Una sensazione che viene confermata dalla prima parte del film, che ripropone il classico schema introduttivo “famigliola perfetta con figli adorabili e qualche trauma da superare con l’amore” In questo caso il trauma è un aborto a cui la coppia sceglie di rimediare adottando una bambina.
Quando i due coniugi vanno a scegliere il loro terzogenito in orfanotrofio, tra bambini in festa e sorridenti, la scelta non può che ricadere sull’unica disadattata del gruppo. Esther è infatti una bambina prodigio che dipinge quadri e veste con un gusto decisamente retrò ma anche Totti si accorgerebbe subito che ha qualcosa che non va. Tuttavia la suora dell’orfanotrofio sembra non sospettare nulla e la dà via tranquillamente, mentre uno come minimo si aspetterebbe che facesse festa come in “Piccola Peste”.
A questo punto il film inizia a rivelare la sua vera natura di thriller lineare e con un ritmo sincopato. La tensione strisciante è infatti una componente spesso messa in secondo piano rispetto ai “boo”, usati troppo spesso ma con buoni controtempi. La dodicenne Isabelle Fuhrman entra di diritto nella hall of fame dei “attori bambini inquietanti” grazie a un’interpretazione credibile sia nei dolci sorrisi che negli sguardi assassini. E così tra una marachella e l’altra la diabolica Esther si insinua nella famigliola perfetta seminando discordia in un crescendo che ricorda “La Mano Sulla Culla”, citato in più di un’occasione.

OneLouder

Un thriller godibile nonostante sia sporcato da troppi “boo” che rischiano di banalizzarne la tensione. Peccato perché la storia avrebbe permesso di dare risalto all’inquietudine in modo meno grossolano, facendo maggiormente leva sulla sfera psicologica.

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Contro

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