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Michael Bay è il male

Michael Bay è il male. Partendo da questo concetto e tenendolo ben saldo, poi si può dire quello che si vuole. L’estetica di questo cineasta ha drogato la visione degli adolescenti degli ultimi vent’anni, il suo modo di frammentare all’infinito una sequenza, di affidare tutto il film ad un montaggio eccessivamente sincopato, dovrebbe servire alle scuole di cinema per avere un esempio continuo di come NON si gira una scena d’azione.

Ed è surreale (o forse scontato) che il suo film probabilmente migliore, questo “Pain & Gain“, sia in pratica il suo primo flop al botteghino. Girato con un budget ridotto e tempi stretti di lavorazione tra un “Transformers” e l’altro, è un vorticoso comedy-heist movie imperniato su tre deficienti (Mark Wahlberg, Anthony Mackie e Dwayne “The Rock” Johnson) che organizzano una squinternata rapina per “contare” finalmente qualcosa e realizzare così il loro Sogno Americano.

OneLouder

Cercando di carpire qualcosa dall’umorismo nero dei fratelli Coen, Bay cerca di far vedere al mondo di essere capace anche di girare film di genere con un occhio alle interpretazioni di solito totalmente assente nella sua produzione “mainstream”. Lo stile di racconto continua ad essere inutilmente sovrabbondante, pieno di slow motion, deformazioni, girotondi attorno all’azione che da “Bad Boys” in poi non ha più abbandonato. Ciononostante è il suo film migliore, insieme forse a quel “The Rock” (il film stavolta, non il wrestler) di cui almeno replica un filo di scadente ironia.

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Contro

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