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Le donne si comportano come gli uomini e fan paura

Teresa è una cinquantenne austriaca in vacanza in Kenya, attratta dai racconti di un’amica, che fa turismo sessuale in Africa. Passando da un ragazzo all’altro, inizialmente timorosa e pudica, alla fine aggressiva e egoista, ma sempre fragile e spaventata, si accorge (e decide di fregarsene) che questi ragazzi è il suo denaro che vogliono. Teresa sfrutta per farsi sfruttare, nella logica di un commercio disperato e bestiale. È la prima parte di una trilogia sulla vacanza “in paradiso”, che comprenderà i capitoli della fede (in una missione cattolica) e della speranza (in un campo estivo per adolescenti soprappeso). Dell’amore non c’è traccia (se non nelle fantasie di Teresa, complessata e alla ricerca di un uomo cui piacere per piacersi), l’amore è un prodotto che si vende, e la ricerca della felicità è destinata a doversi piegare a compromessi orrendi.

OneLouder

Seidl si scaglia contro il suo popolo, meschino e contradditorio. Le inquadrature ipergeometriche contrastano con il caos morale dei personaggi, che si rivelano, tutti, meschini o sfruttatori, anche se forse la mascolinizzazione delle donne (che trattano i ragazzi come carne, però non accettano l’idea di stare andando a prostituti) e il loro razzismo non troppo nascosto sono ciò che più disturba del film.
Non è però l’insistita nudità frontale di uomini e donne, primi piani di peni, capezzoli, grasso in abbondanza e orifizi a disturbare, ma i dialoghi tra le donne. Soprattutto quando le grasse, brutte austriache cercano di far dire al barista “speckschwarte” per poi ridere isteriche.

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