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JFK a Venezia 70

Il giornalista Peter Landesman porta a Venezia una sorta di finto reportage sul giorno in cui a Dallas venne ucciso John Kennedy e sui tre giorni successivi, culminanti con i funerali di JFK e del suo presunto assassino Lee Harvey Oswald.

Struttura il film senza una vera e propria trama e senza personaggi cinematograficamente rilevanti, limitandosi a mostrare con stile giornalistico quelli che, almeno secondo lui, sono i fatti.

Nell’ innumerevole sequela di ruoli e micro ruoli troviamo tantissimi attori celebri, tra cui Billy Bob Thornton, Paul Giamatti, Zac Efron, Colin Hanks.

Cominciamo dagli errori puramente cinematografici: un film senza un vero centro narrativo e tematico, che ha una sola idea di regia perdipiù mal eseguita e portata avanti fino in fondo, che butta via interpreti di spessore, che spreca dieci dei suoi novanta minuti di durata ad inquadrare crocifissi.

Poi c’è il resto, c’è l’aspetto politico, che non si può non analizzare in un film sull’assassinio di uno statista. E qui siamo immersi nel veteroreazionismo più ignobile, se mi passate il termine. “JFK” di Oliver Stone ha tracciato una strada, con prove processuali, con documenti. Una Corte americana ha riconosciuto ufficialmente che la mano che ha ucciso Kennedy non era unica. Qui no. Qui Oswald è un solitario pazzo maniaco. Popolo americano ribellati, che a me manca il tempo e la voglia.

Un film che vuole essere un reportage, che vuole mostrare la realtà dei fatti (e viene incredibilmente percepito dal pubblico veneziano come tale, ecco la potenza e la pericolosità di certo cinema) non può sostenere tesi sorpassate dalla storia. Accettereste un film italiano in cui a causare la strage di Ustica è stato un malfunzionamento a bordo? No? E allora disertate le sale, “Parkland” non va solo dimenticato, va cancellato.

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