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La canzone napoletana secondo Turturro

“Un’avventura musicale che nasce dalla gente, dai muri che la circondano, dalle terre che abita. Gli interpreti, sia napoletani che stranieri, non solo solo cantanti nel film, ma anche narratori”.
Partendo da un’idea di Carlo Macchitella, John Turturro dà forma ad una ricerca storica, musicale, culturale e geografica dedicata alla canzone napoletana: “Passione” annoda uno dopo l’altro, attraverso una messa in scena ricca di suggestioni, racconti, testimonianze e tantissimi brani non semplicemente cantati, ma coreografati, recitati, drammatizzati sul palcoscenico naturale delle strade di Napoli. Il soggetto e la sceneggiatura sono curati dallo stesso Turturro in coppia con Federico Vacalebre, la fotografia – fondamentale nel dare carattere distintivo alla qualità visiva dei segmenti musicali – è di Marco Pontecorvo, mentre il montaggio – altrettanto rilevante nel definire il ritmo – è curato da Simona Paggi.
Danno corpo al fiume di brani (da “Tammurriata Nera” a “‘O Sole Mio, da “Malafemmena” a “Don Raffae’”) Mina, Angela Luce, Lina Sastri, gli Avion Travel, Massimo Ranieri, Pietra Montecorvino, Fiorello, James Senese, la tunisina M’Barka Ben Taleb, la portoghese Misia.
Si chiude con una danza finale accompagnata da “Napul’ È” di Pino Daniele.

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Con una passione non retorica né manierata ma anzi con viva curiosità e sguardo innamorato, John Turturro (o Giuà, così sceglie di comparire come autore sui titoli di coda), delinea un percorso trascinante, saturo di note, colori, volti, gestualità, corpi che ballano: al piacere viscerale di reinterpretare le celebri canzoni da cui è formato l’insolito docu-musical, si affianca un’attenzione al linguaggio napoletano, al suo ritmo, ai testi fatti di sentimenti forti e contradditori, d’amore e d’odio, di ironia e gusto per il paradosso.

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