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Oltre la vista

Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi.
Per altri occhi” nasce da un mal di schiena che ha portato Silvio Soldini a conoscere Enrico, un fisioterapista bravo, energico, sportivo. E cieco. Sì, Enrico non ci vede ma cura i suoi pazienti e va in barca a vela. Così come la giovanissima Gemma, che suona il violoncello e ama sciare. O come Felice, scultore. Persone non vedenti che, non senza fatica, studiano, lavorano e coltivano le proprie passioni.

Il documentario arriva in trenta sale stasera, per un solo giorno, in occasione della Giornata Mondiale della Vista che quest’anno cade il 10 ottobre.

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Il film, si sente, nasce da una volontà sincera, semplice, genuinamente interessata a raccontare una situazione che spesso non si conosce a meno di averne fatto diretta esperienza. Il limite di “Per altri occhi” è di essere un’opera a tesi, fin dal titolo e sottotitolo: Soldini e Giorgio Garini vogliono mostrare come un problema — in questo caso la cecità — possa diventare una spinta al miglioramento di sé e alla costante messa alla prova dei propri limiti. Umanamente apprezzabile ma le possibilità analitiche della scrittura documentaristica ne escono indebolite.

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