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Una piccola grande storia di sopravvivenza

Gli anni ’30 e la fase della “grande depressione” americana vista attraverso gli occhi del piccolo e coraggioso Aaron (Jesse Bradford). Questo lo schizzo preparatorio scelto dal regista per dipingere, con “Piccolo,Grande Aaron”, un affresco quantomai assortito di una delle fasi più buie dell’America del XX secolo. Aaron vive in un albergo con i suoi genitori e col fratellino Sullivan (Cameron Boyd), come molte famiglie anche loro si trovano sul lastrico; per limitare le spese decidono di affidare il piccolo Sullivan alle cure dello zio, che tuttavia si trova lontano. Da quel momento per Aaron la vita diventerà sempre più diffcile, distante anche dalla madre, costretta ad una lunga degenza per malattia, e dal padre, che intanto ha trovato un buon lavoro, ma lontano da casa. Nonostante le crescenti difficoltà, Aaron potrà sempre contare su Lester (un giovane Adrien Brody), amico più grande che gli farà da fratello maggiore.
Il film risulta senza dubbio fruibile e godibile nelle sue quasi due ore, questo grazie anche alla visione a volte grottesca e tragicomica che gli innocenti ma impietosi occhi del giovane protagonista mostrano allo spettatore. È presente inoltre il cameo di una giovane Katherine Heigl. Nell’insieme ne emerge un quadro eterogeneo che, senza dare giudizi, mostra il paradosso della semplicità del vivere e della complessità del sopravvivere.

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