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Tre autori, un burattino

Forse non tutti conoscono il libro da cui è tratto il nuovo film di Enzo D’Alò. L’ha scritto un secolo e rotti fa un autore fiorentino, tale Carlo Collodi, e racconta le avventure di un ciocco di legno, Pinocchio, che si anima come un bambino. È un bambino ingenuo, quindi libero di prendere colossali cantonate per poi negarle candidamente. Il libro infatti si intitola Le cantonate di Pinocchio, più o meno.
Geppetto, falegname perso nella nostalgia della sua infanzia, intaglia un ciocco di legno che, per qualche magia, parla e si entusiasma come un bambino. Geppetto prende martello e scalpello per dare forme umane al ciocco, ma questo scappa alla prima occasione. Sulla strada incontra bulli, truffatori, carabinieri, schiavisti, una fata bambina dai capelli turchini, mostri e animali parlanti assortiti. Si ricongiungerà al padre nel ventre di un pescecane.

OneLouder

Un film pubblicizzato, a buon diritto, come figlio di tre autori: Enzo D’Alò il regista, Lorenzo Mattotti il disegnatore, e Lucio Dalla il compositore della colonna sonora. Il Pinocchio di D’Alò è una frenetica galleria delle avventure del protagonista ma glissa sulla definizione dei personaggi. I fondali e il character design di Lorenzo Mattotti sono mozzafiato (vanno ammirati con calma sul suo libro, dopo la visione). La musica, ultimo lavoro di Lucio Dalla, muta di genere in genere ed è sempre adatta. Le canzoni invece si inseriscono nella trama con imbarazzo (loro e nostro).

Pro

Contro

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