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La romantica guerra di un maiale italiano

“Porco Rosso” è uno dei lungometraggi più bizzarri fuoriusciti dalla mente di Hayao Miyazaki. Il protagonista, Marco, è un pilota di aerei che, a causa di una maledizione, ha preso le sembianze di un essere con il corpo di uomo e il volto di maiale. Siamo nell’Italia del ventennio fascista, una nazione che ritroviamo nelle insegne e nelle prime pagine dei quotidiani, tutte scritte rigorosamente in italiano. “Porco Rosso”, quindi, può essere anche considerato, per certi versi, un film storico, non fosse però che il meraviglioso interviene a porre tutto nella dimensione fiabesca tanto cara al regista giapponese. Ci sono i pirati del cielo, ci sono le storie d’amore romantiche e c’è la guerra, ma non quella combattuta tra gli eserciti, bensì quella per l’onore, per la conquista di una donna, per il prevalere di una cultura sull’altra.

Qui, diversamente che in altre pellicole di Miyazaki, il buono e il cattivo sono maggiormente delineati. Da una parte c’è Porco Rosso, che rifiuta di servire la causa fascista o di uccidere in duello, dall’altra c’è Curtis, pilota americano dai modi gradassi, convinto di conquistare tutti, così come il cinema americano sta conquistando le folle di bambini sulle poltrone del cinematografo. Memorabile la frase che Gina – una delle personalità femminili insieme all’energica ragazzina Fio – gli rivolge: “La vita qui è più complicata che nel tuo paese”. Ed è complicata davvero, se Marco-Porco Rosso non riesce a perdonarsi di essere sopravvissuto a tutti i suoi amici e non è più in grado di abbandonarsi alle gioie dell’essere un uomo in carne e ossa. In primo luogo l’amore. In testa ha sempre impressa la schiera di aerei che si sollevano in volo fino a formare una sorta di funerea, ma comunque luminosa e romantica, via lattea. Ecco servito uno dei momenti più alti e toccanti del cinema di Miyazaki.

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