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Muta violenza

Russia, oggi. Per tre poliziotti, gli stupri sono un modo come un altro per passare le notti. Finisce tra le loro mani anche Marina, giovane assistente sociale senza sorriso, intristita da un lavoro difficile e da un matrimonio ormai avvilito.
Schiacciata dall’indifferenza delle persone a cui potrebbe chiedere aiuto, Marina ritrova uno dei suoi aggressori ma non è la vendetta la via attraverso la quale proverà a rinascere.
Già passato al Kinotavr Film Festival, “Portret v Sumerkakh (Twilight Portrait)” è ora nel cartellone delle Giornate degli Autori alla 68. Mostra del Cinema di Venezia.

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Hanno lavorato insieme la regista Angelina Nikonova e l’attrice protagonista Olga Dihovichnaya per scrivere la storia ambigua, sadica e disturbante di Marina, protagonista silenziosa che non apre mai agli spettatori una finestra sui propri pensieri.
Dopo la stupro, sembra che ogni tentativo operato da Marina per ottenere giuistizia prima e vendicarsi poi, cada nel vuoto per mancanza di risposte dal mondo esterno (persino denunciare il furto di un portafoglio sembra impossibile) e, ancor più inquietante, per l’assenza di vera motivazione da parte della donna. Perché punire, perché denunciare, perché cancellare la violenza subita se la tua esistenza è già un pozzo di disperazione senza senso? Meglio, forse, abbracciare ciò che ti ha ferita, e provare ad amarlo.

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