Home > Recensioni > Pride And Glory – Il Prezzo Dell’Onore
  • Pride And Glory – Il Prezzo Dell’Onore

    Diretto da Gavin O'Connor

    Data di uscita: 31-10-2008

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Non spacciavi crack con suo cugino Arturo?

Già, il cugino Arturo. Il momento più alto di comicità (involontaria) di “Pride And Glory” di Gavin O’Connor, nome irlandese, retorica tutta americana.
Figlio di un poliziotto, O’Connor ha voluto far raccontare a Colin Farrell, Edward Norton e Noah Emmerich i turbamenti e i dilemmi morali di tre poliziotti, uniti da legami professionali e di parentela che inevitabilmente li porteranno a scontrarsi. Seguendo il classico schema poliziotto buono vs. poliziotto corrotto, i tre si dovranno confrontare con una storia di traffico di droga, corruzione, sudamericani del ghetto e omertà istituzionale.
Nulla di sconvolgente, un tema vecchio come il mondo, e come sempre in questi casi la differenza la fa il modo in cui il tema viene trattato.

Ebbene, O’Connor sceglie di trattarlo con una retorica degna della migliore edizione speciale di “Studio Aperto” su una cucciolata di tenerissimi coniglietti abbandonati dalla madre e salvati da un affettuoso, scodinzolante cagnolone. Solo con più sangue.
Il poliziotto buono (Norton) ha, come da copione, un passato torbido da riscattare, una quasi-ex-moglie da riconquistare, la voglia di rimettersi in gioco per vendicare la memoria dei suoi colleghi uccisi. Sempre impeccabilmente rasato e dallo sguardo imperturbabile, si scontra anche visivamente con il poliziotto cattivo, il cognato Farrell, barba sfatta, abusi di potere come se piovesse, un’infinita dose di pelo sullo stomaco. A metà strada tra i due sta l’unico personaggio veramente interessante (Emmerich), la cui profondità è comunque ridimensionata dall’uso di un altro espediente di trama da quattro soldi: una moglie malata di cancro che gli chiede di essere l’uomo giusto a cui affidare i figli.

Ed è proprio la famiglia il fulcro del film, che per il resto sorvola sugli aspetti istituzionali della vicenda. Non c’è da domandarsi se i poliziotti siano davvero corrotti o meno: lo sono e basta, come è vero che il sole sorge ad est. Lo sa anche il pater familias della situazione, un Jon Voight in versione cinghialesca, sempre pronto ad esaltare gli ottimi risultati (?) che ha ottenuto educando i tre figli. La famiglia come fabbrica di successi, di cittadini americani modello: è questo il tema centrale di “Pride And Glory”, il cui messaggio potrebbe essere riassunto in un banalissimo “i panni sporchi si lavano in casa”.

Poco importa quindi che la trama abbia i suoi momenti interessanti e l’azione sia rappresentata in modo sufficientemente realistico da non interrompere quasi mai la sospensione d’incredulità necessaria per star dietro ad un poliziesco con ambizioni da film serio: l’intreccio è prevedibile e scontato anche quando vorrebbe suscitare sorpresa, situazioni e dialoghi sembrano venire fuori dal Polygen e anche l’ambientazione newyorkese finto-decadente sembra venir fuori dalla versione moderna di un brutto film d’azione degli anni ’90.

Non è tutto da buttare in “Pride And Glory”, comunque. Ed Norton è bravissimo (anche se assomiglia sempre più a Fabio Fazio), il film cresce col passare dei minuti e arrivati verso la fine la voglia di sapere come si risolverà tutto rimane. Il problema è tutto nella banalizzazione estrema di qualsiasi dilemma morale, che in fin dei conti si risolve sempre in un “faccio la scelta A e danneggio la famiglia e i colleghi o faccio la scelta B e mi dimostro integro?”. Insomma, se si vuole fare un poliziesco che faccia anche pensare lo spettatore forse la retorica da librogame non è la scelta migliore.

Scroll To Top