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  • Prima Ti Sposo, Poi Ti Rovino

    Diretto da Joel Coen, Ethan Coen

    Data di uscita: 17-10-2003

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Il matrimonio e il ‘prematrimoniale Massey’

Questo è un film nato da un’idea banale, che messa su carta è stata poi girata quasi per caso ai fratelli Coen. Raccolta la disponibilità di George Clooney e Catherine Zeta-Jones, i geniali registi di “Fargo”, “Il Grande Lebowski” e “Fratello Dove Sei?” hanno ritenuto di avere le carte in regola per fare il proprio gioco. Un film che fosse commedia romantica solo in minor parte. Per la maggior parte invece è pura, dissacrante ironia che trasforma anche il lieto fine in qualcosa di relativo, possibilista, forse meno auspicabile di un finale comicamente amaro. Ecco, niente di nuovo, ma nemmeno di convenzionale. A parte il finale, è vero, che obbedisce alla grammatica del genere. Dopotutto è sempre così con i fratelli Coen: fotografia allo stato dell’arte, anche nelle scene più demenziali, e rispetto del genere come se si trattasse dell’osservanza ai canoni stilistici della letteratura.

Il film propone la storia di un avvocato che è ormai un’istituzione nelle cause matrimonialiste, Miles Massey (George Clooney) e della bella Marilyn (Catherine Zeta-Jones), che sposa miliardari, notoriamente poco fedeli al vincolo matrimoniale, per “incastrarli alla grande” in un’aula di tribunale, con schiaccianti prove investigative e tutto quanto possa servire per ottenere almeno il cinquanta per cento dei beni patrimoniali dei facoltosi mariti. Miles non perde mai una causa, e riesce, in veste di difensore dell’ennesimo marito di Marilyn, a svelare tramite un’esilarante arringa l’interesse premeditato dietro al matrimonio. Vince la causa ma commette però l’errore di invaghirsi di lei, in cui riconosce un osso duro. Ciò che lo aspetta è imprevedibile anche per una persona come lui; con mosse perfettamente studiate a tavolino, Marilyn riesce ad incastrarlo, finché non accade un altro imprevisto che improvvisamente rimette in gioco entrambi. Andiamo a vedere adesso dove risiedono i meriti che rendono questo film discretamente gradevole e diverso da qualunque banale ‘love comedy’.

I fratelli Coen si sbizzarriscono come al solito con un campionario di personalità al limite della schizofrenia; ottima la prova di Clooney-Massey, superiore quella della Zeta-Jones che sembra piuttosto a suo agio nella veste di donna di alta classe e sicura di sé. Mr. “No Martini, no party” è assolutamente esilarante nella parte di uomo in carriera, dal sorriso sempre lucido e perfetto che si controlla su ogni superficie specchiante (una paranoia simile a quella per la brillantina per i capelli in “Fratello, Dove Sei?”), con la frase giusta sempre pronta, esageratamente gigione e cosciente del suo carisma. Se c’è un attore in grado di rappresentare la parodia dell’uomo vincente, questo è senza dubbio George Clooney. Per il resto abbiamo il solito campionario di macchiette, di personaggi coloriti, che risultano divertenti nella loro piccola parte, ma piatti nel contesto generale.
Ciò che fa di questo film una proposta diversa dal genere è il livello dei dialoghi; ci sono finezze linguistiche, battute con più livelli interpretativi, espressioni facciali e tensioni tragicomiche. Lo script non si fa affatto problemi nel dissacrare i valori, ciò che persuasivamente gli interlocutori mettono in campo e cercano di far credere; si arriva ad un punto in cui tutto sembrerebbe sistemato, con Miles Massey neo-marito che tiene una conferenza davanti a tutti gli avvocati matrimonialisti dell’associazione di cui è membro esaltando l’amore. Per cinque minuti c’è una totale sospensione dell’elemento comico e sembra addirittura che gli eventi vogliano portarci ad una seria riflessione sull’equilibrio valori-cinismo. Non appena termina quell’attimo, la dissacrante realtà ricade nella vita del protagonista.

Terminano qui i meriti di questo film, che non riesce comunque a dare quella catena costante di surrealismo dei capolavori passati dei due registi-sceneggiatori. Similmente a “L’uomo Che Non C’era” abbiamo un rispetto della grammatica del genere, e uno humor politically incorrect, senza tuttavia la profondità e la verità psicologica e morale che rendono “Il Grande Lebowski”, “Fratello Dove Sei”, “Arizona Junior” capolavori umoristici indimenticabili.
Un film godibile, che sfoggia una recitazione e una regia fuori dal comune, ma poco longevo e in parte superficiale. Soddisfa le limitate pretese, senza lasciare il segno.

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