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Principi e principesse, tutti neri

C’erano una volta un principe e una principessa. Ma anche qualcuno in più. Sono infatti sei gli episodi che compongono la pellicola di Ocelot, la cui storia cinematografica è lunga più di un decennio.

C’erano una volta infatti – e più precisamente sul finire degli anni Ottanta – otto cortometraggi di 12 minuti ciascuno, realizzati con la tecnica di animazione denominata “Silhouette”. Ombre cinesi, per dirla in termini non proprio ortodossi ma sicuramente più comprensibili.

Poi, dopo il successo internazionale di “Kirikù”, per Ocelot si sono spalancate le porte dei lungometraggi al cinema. E, sul piatto di questo “Principi e Principesse”, il registra francese ha posto sei delle otto fiabe originali. Fiabe classiche, con mendicanti, cavalieri e prodigi, come la migliore tradizione ci ha insegnato. Ecco allora la principessa ridotta a statua da un maleficio ed ecco anche il principe che, ritrovando 111 diamanti, la riuscirà a salvare. In più, però, c’è moltissima ricerca, culturale e iconografica che si esplica negli intermezzi, a dir poco geniali, che incorniciano i sei episodi.

Ocelot ci catapulta infatti in uno studio di animazione, dove tre artisti sono al lavoro per creare storie sempre nuove e originali. Grazie ad un computer decisamente anni Ottanta – collegato a un’enciclopedia digitale ante-wikipedia – e a portentosi macchinari che ricreano costumi e paesaggi, al posto dei classici eroi in stile medievale, i tre ci propongono anche la storia di un ragazzo e di una Faraona golosa di fichi, quella di un’anziana ma energica signora giapponese che ripercorre in una sola notte l’intero Sol Levante di Hokusai, quella di una triste e solitaria regina dell’anno 3000 e di un misterioso animale canterino denominato “flautomauto”.

Il tutto con uno spirito estremamente ironico e divertito, in cui la ciclicità tipica di ogni narrazione fiabesca viene sfruttata per tornare e ritornare sui particolari più spassosi, come la Faraona, doppiata da una fantastica Anna Marchesini, che gusta rumorosamente il suo fico o il primo piano del suo intendente di palazzo sempre più sconvolto dai comportamenti della sovrana.

Ocelot riprende una tradizione – quella delle silhouette – non certo molto prospera presso il grande pubblico e ne fa un prodotto estremamente godibile, studiato nei minimi dettagli.
Per grandi e piccoli. Cinefili compresi.

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