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Prigionieri di un thriller malriuscito

Warner Bros porta il talentuoso regista canadese Denis Villeneuve nella lega americana, mettendogli a disposizione un cast stellare e una troupe di grandissimi nomi per portare su schermo il thriller scritto da Aaron Guzikowski, inserito nella Black List 2009 delle migliori sceneggiature non realizzate.

I due protagonisti di “Prisoners” sono un padre dal passato problematico di nome Keller Dover (Hugh Jackman) e un detective autenticamente ligio al proprio dovere, Loki (Jake Gyllenhaal). Quando la piccola Anna Dover e una sua amichetta vengono rapite, i due uomini cominciano una disperata corsa contro il tempo per salvarle, uniti dallo scopo ma divisi dai metodi intrapresi per scoprire cosa sia accaduto alle due bambine.

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Il fascino di Hollywood porta affermati registi stranieri a barattare un film impostogli dall’alto per un biglietto d’ingresso.
Il problema di “Prisoners” non è né il cast ragguardevole (bravissimo a rendere autentici i propri personaggi anche nelle svolte più incolori) né il comparto tecnico (Roger A. Deakins tira fuori una fotografia pazzesca), né Villeneuve, che prova in tutti i modi a dare un’atmosfera cupa e raffinata a un film anonimo.
Purtroppo la sceneggiatura rende la caccia al rapitore ora banale, ora prevedibile, ora giocata sul facile stereotipo dei “prigionieri della vita”. Sigh.

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