Home > Recensioni > Promises Written In The Water

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La vanità di Vincent Gallo

Una bella ragazza sciupauomini viene colpita da una malattia incurabile e affida la sua ultima volontà ad un fotografo. Nessun dolore e le sue ceneri in acqua: potrà accontentarla solo il protagonista, interpretato dallo stesso regista Vincent Gallo, che cercherà lavoro in un’impresa di pompe funebri per potersene occupare di persona.

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Vincent Gallo ritorna dietro la camera da presa e se la fissa sul volto. Protagonista assoluto dei suoi lavori, anche nella pellicola in bianco e nero sbarcata al Lido si compiace tanto di quello sguardo su di sé che solo lui sa regalarsi. Stavolta veste i panni di un personaggio a metà strada tra la simpatia e l’autoproclamazione, al suo fianco una coprotagonista che è motivo della storia. Nel mezzo c’è un rapporto umano – fatto di scambio di battute ripetute fino all’esasperazione – che avrà fine solo con la morte di lei. Non è amore, né amicizia. Un’attrazione (fisica?) che li avvicina e li stringe in promesse, caratteri che li allontanano. Timido e insicuro lui, sfrontata e di poche parole lei.
Meno sorprendente delle precedenti pellicole da lui dirette e interpretate, meno geniale di “Buffalo 66″ e lontano dallo scandalo di quel poco conosciuto “The Brown Bunny”, “Promises Written in Water” non sconterà le solite critiche. Un’opera vittima della sfrontatezza del regista – vanitoso sul lavoro come pochi altri – che è al tempo stesso sceneggiatore, produttore e autore delle musiche. Riuscendo sempre bene, direbbero gli affezionati che riconoscono il marchio di fabbrica. Il risultato momentaneo vede poco contenta la stampa e tanto curioso il pubblico. Ora tocca alla Giuria.

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