Home > Recensioni > Qualcosa Di Speciale

Velata ipocrisia e consolatoria melassa

Dopo la morte della moglie, Burke Ryan è resuscitato dalle ceneri del lutto scrivendo un manuale per superare il dolore e ritrovare fiducia in se stessi. Guidato da un manager che di marketing ne sa una più del diavolo, Burke sfoggia (anche) innegabili doti di showman nel corso di seminari che, dietro l’apparenza di lacrimevoli sedute psicanalitiche di gruppo, non sono altro che trovate pubblicitarie per vendere il libro speculando sul dolore altrui.

Ma Burke non è cinico e meschino, perlomeno non ad un livello cosciente. Giunto nella fredda Seattle è costretto a fare i conti con il suo dolore e dovrà gettare una volta per tutte la maschera di uomo risolto e pacificato. L’incontro con Eloise, bella fioraia ferita dall’amore, gli offrirà l’occasione per ricominciare a vivere davvero.

OneLouder

Arriva la prima bufala di inizio stagione. Come romantic comedy il film è telefonato, finto e senza conflitto, con il personaggio della Aniston che svolge solo una funzione di mero supporto. Come analisi dell’elaborazione di un lutto e dei meccanismi della negazione sarebbe anche interessante se solo la denuncia della falsità del protagonista e la potenziale ironia del testo non si risolvessero in un’abnorme dose di consolatoria melassa, buonissime intenzioni ed insopportabili cliché. Nel ricamare sul dolore della perdita dei propri cari la mano del regista-sceneggiatore è così pesante, ricattatoria e senza ambiguità da sfiorare il cinema-spazzatura.

Pro

Contro

Scroll To Top