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Mi chiamerò Bond, James Bond

“Quantum Of Solace” è una strana creatura. Il ventiduesimo film dedicato alla figura di James Bond è il primo vero e proprio seguito della serie, in quanto riprende direttamente le avventure non terminate dal precedente “Casino Royale”, a sua volta clamoroso reboot della serie. Il Bond mostratoci era, e resta tutt’ora, rude e fallibile, tanto brutale quanto vulnerabile, anche emotivamente. In questo secondo episodio, se così vogliamo chiamarlo, continua a mancargli l’apporto della segretaria Moneypenny, così come quello dell’armiere Q, anzi possiamo dire che il personaggio interpretato da Daniel Craig si trova davvero completamente solo e osteggiato dal mondo intero, senza mezzi termini.

Il vento del rinnovamento continua dunque a spirare negli uffici dell’MI6, portandoci un protagonista che in alcuni frangenti finisce per ricordare maggiormente l’eroicità del John McClane di Bruce Willis in “Die Hard”, piuttosto che l’ironia e lo stile dei propri predecessori. Nonostante le dovute lodi per un Daniel Craig che rimane il fiore all’occhiello della rinascita, qualcuno potrebbe non gradire questa trasformazione, che in effetti si limita a mantenere saldi soltanto i legami indispensabili con il filone a cui appartiene. Chi si aspettava quindi un riallineamento con i binari stesi nei decenni passati, a partire da quel “Bond, James Bond” che concludeva “Casino Royale”, scoprirà che il dolore affligge ancora il cuore dell’agente segreto, il quale dovrà necessariamente farci i conti per dirsi completamente formato.

Oltre all’involuzione di Bond, a “Quantum Of Solace” si può recriminare una certa debolezza dei cattivi di turno, spazzati via senza pietà quando si tratta di pesci piccoli e forse non abbastanza convincenti nelle figure (che dovrebbero essere) più carismatiche, assolutamente melliflue al confronto di una figura forte come il nuovo 007. Al contrario sono proprio gli amici, o presunti tali, a porre i maggiori ostacoli sul tracciato della nuova avventura, sollevando quello che è il tema principale del plot, ossia la fiducia e la possibilità di distinguere tra il bene e il male. Questo l’obiettivo della ricerca del regista Marc Forster, assieme alla sete di vendetta che anima le azioni dell’agente e della sua bond girl, interpretata da Olga Kurylenko.

La bambolona russa accompagna la controparte maschile in un analogo percorso di riconciliazione col passato, mostrando una discreta personalità e ottime doti fisiche, seppur senza incidere in modo particolarmente articolato nella vicenda. A lei si aggiunge la macchietta dipinta da Gemma Arterton, “agente” piuttosto passeggera nel percorso di James Bond e sua unica conquista dell’episodio.

A dire il vero, in ragione della sua natura di seguito, “Quantum Of Solace” si può difficilmente considerare un episodio a se stante e si nobilita enormemente in congiunzione col proprio prequel. Proprio il legame con “Casino Royale” è stato uno dei crucci di Forster e Craig, impegnati nel non farlo rimpiangere e nel legittimare il nuovo lavoro nei confronti dell’opera prima. L’obiettivo si può dire raggiunto, inevitabilmente senza troppo clamore, anche grazie ad un approccio molto efficace alle scene d’azione. Anche se ancora una volta i puristi della serie potrebbero storcere il naso, “Quantum Of Solace” è estremamente efficace e diretto in occasione di scazzottate, sparatorie, inseguimenti ed esplosioni: concetto espresso immediatamente da una scena iniziale – dall’ambientazione tutta italiana – molto ruvida e dalle inquadrature frenetiche. Tanto che anche un solo quanto di sollievo diventa prezioso per tirare il fiato.

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