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  • Quel Che Resta Di Mio Marito

    Diretto da Christopher N. Rowley

    Data di uscita: 17-10-2008

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Le allegre comari in Cadillac

Basterebbero i nomi delle tre protagoniste, Jessica Lange, Kathy Bates e Joan Allen, per orientare le antenne del pubblico accorto verso questa opera prima del regista statunitense Cristopher N. Rowley. L’esperienza insegna però a diffidare della facile equazione che vorrebbe inevitabile l’equivalenza tra un buon cast e un buon film. Basta pescare in superficie per trovare una confutazione all’improvvida equazione nel recente “Un Segreto Tra Di Noi”, capace di assorbire la luce delle sue astrali partecipazioni a tal punto da renderle opache e piatte…e stiamo parlando di Julia Roberts e Willem Dafoe!

Ciò non avviene in “Quel Che Resta Di Mio Marito”, storia nata sui banchi della Scuola di Cinema e Televisione della UCS, condivisi dal regista Rowley e dallo sceneggiatore Daniel D. Davis. Il soggetto, ispirato alle reali figure della nonna di Rowley e di due sue amiche, segue le vicende di Arvilla Holden (Jessica Lange) fresca vedova di Joe, con cui aveva condiviso vent’anni di matrimonio e di perfetta intesa. Arvilla si trova nella scomoda situazione di dover barattare la promessa fatta al marito di spargere le sue ceneri al vento con la possibilità di rimanere nella casa con lui condivisa, poiché la figlia di primo letto di Joe, Francine (Christine Baranski), cui la casa è passata in eredità, minaccia di cacciarla via se non le consegnerà le ceneri del padre.

Arvilla decide così di lasciare la casa di Pocatello nell’ Idaho per raggiungere Francine in California, portando con sé le ceneri di Joe e le sue migliori amiche: la vedova allegra Margene (Kathy Bates) e la nubile mormone Carol (Joan Allen).

Il tragitto per l’aeroporto si trasforma però in un viaggio ben più lungo, avventuroso e imprevedibile, a bordo della Cadillac Bonneville rossa di Arvilla, che negli Stati Uniti da il titolo al film. Sulla strada ognuna delle tre donne troverà qualcosa che la vita aveva loro sottratto o che avevano semplicemente dimenticato lungo la via: amore, fiducia in sé stesse, capacità di lasciarsi andare, voglia di vivere.

Mescolando senza agitare gli strumenti della commedia e quelli del road movie, Rowley prepara un gustoso cocktail che trae innegabile giovamento dalla eccezionale qualità delle materie prime senza però lasciarle da sole sull’arida traccia di una sceneggiatura banale e inconsistente.

Si ride, si riflette, si sogna, ma soprattutto si ottiene la conferma che bellezza e vitalità non necessitano di gioventù e misure da concorso (ne è un esempio la Lange, splendida anche a 58 anni), e che la vita, come ci insegnano le tre ragazze di Pocatello, può riservare sorprese in qualsiasi momento a chi è capace di cogliere la bellezza e lasciarsi stupire.

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