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Bastardi a spasso per la Francia

Il senso del film di Castellari, in fondo, è manifestato dalle immagini che scorrono sotto gli opening credits, e che saranno poi anche quelle per i titoli di coda: uomini/figurine che saltano e fanno acrobazie.
Un senso il cui contesto è espresso molto meglio dal titolo americano “The Inglorious Bastards”, e dalla relativa differente versione del film.

La trama è solo una scusa.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, in Francia, un gruppo di militari americani disertori, ladri e assassini viene condannato alla fucilazione, ma durante il trasporto verso il luogo dell’esecuzione alcuni di loro, complice un attacco tedesco, riescono a liberarsi e decidono di raggiungere insieme la neutrale Svizzera.
Parte così una serie di avventure/episodi, raccordati in maniera anche approssimativa, tra cui l’assalto al “treno blindato” del miope titolo italiano è solo il più lungo e conclusivo.

Perché, come si accennava, ciò che importa è “l’azione”, sono le sparatorie, le esplosioni, con contorno di uomini che saltano per aria, che crivellati di colpi riescono a girarsi, puntare l’arma e reagire sparando a loro volta.
Il tutto a ritmo serrato, con una ricercata e accorta disposizione degli spazi nelle inquadrature (prese anche con quattro o cinque macchine in diverse angolazioni), e con un montaggio incisivo, che comprende l’abile utilizzo dell’alternanza di tempi canonici e ralenti.

OneLouder

Ne facessero ancora, di film così, in Italia!
Castellari riesce a trasmettere tutta la sua vitalità e il suo entusiasmo, e non è dunque un caso l’apprezzamento di Tarantino.
Il nostro Paese, invece, non ha saputo valorizzare le potenzialità e l’inventiva di questo come di altri filoni di “serie B”, che ora trovano preclusi gli spazi della produzione (e della distribuzione) e sono confinati nei ritmi per lo più televisivi delle mini-serie.

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