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Elegia dell’innocenza perduta

Mississipi, anni ’30. Una ragazzina trasandata, ricoperta di vistosi gioielli, con un sudicio abito da signora e una logora bambola di pezza in mano, cammina lungo i binari della ferrovia intonando una ninna nanna. Inizia così lo stupendo adattamento che Sydney Pollack ha tratto da “Forbidden”, atto unico di Tennessee Williams. Costruito come un lungo flashback introdotto dalla voce della piccola Willie, il film racconta la storia della sorella maggiore Alva, una ragazza inquieta e sognatrice, vittima di se stessa e di una terribile madre-virago.

Innamoratasi del giovane forestiero Owen Ligate, ispettore delle ferrovie giunto in paese per fare dei licenziamenti dovuti alla depressione, Alva vede finalmente avverarsi la possibilità di fuggire dalla pensione della madre e trasferirsi a New Orleans. Ma andrà incontro ad un tragico, irreparabile destino, più volte da lei stessa evocato come un presentimento: “Quando Dio ha soffiato la vita dentro di noi, forse con me non ha soffiato abbastanza”.

In “This Property Is Condemned” si respira la stessa aria elegiaca di “Splendore Nell’Erba” di Elia Kazan, uno dei capolavori assoluti del cinema americano, e non solo per la meravigliosa presenza di Natalie Wood. Struggente canto dell’innocenza perduta, l’opera seconda di Pollack è nondimeno densa di corrispondenze con temi e figure narrative ricorrenti nell’universo poetico di Williams.

Alva è una giovane Blanche prima della nevrosi, altrettanto fantasiosa ed istintiva, quasi pura nel suo abbandonarsi alla vita e ai desideri altrui. Se Blanche vela le lampadine per attenuare la realtà, allo stesso modo Alva si nutre di sogni e fantasie, come se fosse una bambola chiusa in una palla di vetro. Questo meccanismo difensivo, se da una parte la protegge da una realtà squallida e dolorosa, dall’altra la sprofonda ancor più nella miseria. Alva mente a se stessa quando scambia per gratitudine, gentilezza ed educazione i servizi di compagnia che è costretta ad assolvere nei riguardi degli avventori della pensione.

Inconsapevole escort ante litteram, “attrazione principale” di un girone infernale decadente e corrotto, Alva non si tira mai indietro, sempre sorridente, gentile e disponibile con tutti senza (quasi) mai concedere nulla a nessuno. E sogna un costume di lustrini da sfoggiare al carnevale di New Orleans. Ma resta vittima di una madre mostruosa e balorda che la usa per attirare i clienti e circondarsi di uomini per il proprio divertimento. Una figura che ha le stesse connotazioni carnivore e colpevoli della coppia incestuosa Violet Venable-Sebastian in “Improvvisamente L’Estate Scorsa”.

Straziante il finale: Willie si allontana lungo i binari, esile e avvilita nell’abito dell’amata sorella, così grande, sporco ed inadeguato. Fisicamente persa in Alva, nel suo costume e nella memoria opprimente di una così immane tragedia.

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