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Amore, passato e futuro

Chi ama le commedie britanniche, quelle dove gli attori sono macchine da guerra infallibili e le ambientazioni sempre adorabili, deve volere molto bene a Richard Curtis. È lui che ha scritto i dialoghi di “Quattro matrimoni e un funerale” che da vent’anni ci fanno ridere (e piangere) puntuali a ogni visione, è lui ad aver lavorato con Rowan Atkinson su “Mr. Bean”, è lui ad aver diretto “Love Actually”.

Questione di tempo” (“About Time”), da oggi nei cinema italiani, è un progetto covato a lungo: una storia di viaggi nel tempo coniugati in chiave romantica, nella quale gli spostamenti cronologici servono solo per riconcorrere e perfezionare l’amore, quello passionale per la donna o l’uomo della propria vita, quello struggente per i genitori, tenero verso i fratelli, complice con gli amici e incantato di fronte ai figli.

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A “Questione di tempo” si perdona tutto: i (pochi) passaggi narrativi che girano a vuoto, le (rare) battute un po’ sciocche. Perché non si può non adorare la dolcezza del padre interpretato da Bill Nighy, e il modo in cui Curtis ce la fa scoprire un tassello alla volta, né si può restare indifferenti di fronte a una sequenza teatrale con Tom Hollander, Richard E. Grant e Richard Griffiths. Pur nel suo romanticismo senza ritegno, “Questione di tempo” non è banale né ricattatorio ma semplicemente generoso. Non chiede nulla e ci dona tantissimo. E soprattutto ci fa sentire amati, come spettatori e come persone.

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