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Alla ricerca dell’avanguardia

Il titolo indica l’insieme di interpretazioni date al significato della parola avanguardia nell’epoca contemporanea: che cosa si può definire avanguardia e fino a dove si spinge?
Questo il nucleo di “Quiproquo“, firmato da Elisabetta Sgarbi e inserito nella sezione Controcampo Italiano alla 68. Mostra del Cinema di Venezia.
Sulle note delle musiche di Franco Battiato, la regista propone una serie di interviste a personaggi di cultura, artisti e gente comune interpellati sulla propria concezione di avanguardia. Non si giunge a una risposta univoca e il risultato è piuttosto una moltitudine di opinioni contrastanti che contribuiscono a complicare la concezione tradizionale del termine. A fare da cornice agli interventi, stacchi con immagini di opere d’arte antiche e moderne.

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Elisabetta Sgarbi non propone un giudizio personale, ma attraverso il suo portavoce, l’intervistatore Eugenio Lio, esprime tutta la sua curiosità verso un tema a cui è da sempre legata. “Quiproquo” è un insieme di frammenti per dimostrare che l’avanguardia può essere tutto e può essere niente, è un concetto che cambia a seconda dell’individuo: che a parlare siano Umberto Eco, Vittorio Sgarbi, Rossana Rossanda, Ludovico Corrao, Enrico Ghezzi oppure gente fermata in strada, l’importanza delle opinioni non cambia. Anzi, ciò che emerge dal film è proprio la forte divergenza delle varie risposte, messe comunque abilmente dalla regista tutte sullo stesso piano grazie anche alla voluta mancanza di una gerarchia nell’ordine delle interviste. Il ritmo dei brani di Battiato arricchisce l’idea d’insieme dando l’impressione di complicare ancora di più la ricerca di significato, inglobando progressivamente non solo le arti figurative ma anche la musica, offrendo uno dei migliori esempi di sperimentazione in campo musicale italiano.

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