Home > Recensioni > Rabid – Sete Di Sangue

Inutile tentare di fuggire da sé stessi…

Un film di passaggio, molto simile nella trama al precedente lavoro di Cronenberg, “Il Demone Sotto La Pelle”, ma assai più complesso: i personaggi non sono più macchiettistici e già si intravede l’interesse per la psicologia del “mostro” che sfocerà nel capolavoro della “Mosca” e nelle lacerazioni interiori del povero Seth Brundle.

La storia è ancora una volta tipica degli zombie movies, con la comparsa di una misteriosa nuova malattia simile alla rabbia che porta rapidamente alla pazzia, costringendo i malcapitati infetti ad aggredire il primo che passa per berne il sangue.

Al centro del racconto però non c’è tanto l’epidemia quanto la disperazione di Rose, la prima contagiata – ammalatasi in seguito a un azzardato trapianto tentato un po’ per salvarle la pelle e un po’ per la gloria di un cinico dottore – che ha la sfortuna aggiuntiva di mantenere intatte le sue capacità mentali e di poter assistere quindi suo malgrado alla propria degenerazione.

Fuggita dall’ospedale, tenta di resistere alla sua nuova natura ben oltre i limiti del possibile, vampirizzando mucche e costringendosi a una dieta a base di salamelle che il suo corpo ormai rigetta. Alla fine si arrende e inizia a cercare le sue vittime nei cinema porno, aspettando che le si offrano più o meno spontaneamente. Allo stremo delle forze, come accadrà qualche anno dopo a Seth, anche la sfinita Rose opterà, non si sa quanto consapevolmente, per l’autodistruzione.

OneLouder

Una classica storia di vampiri e zombi, ma che tocca temi come la pericolosità della scienza, il senso di colpa, la natura predatoria dell’uomo, la punizione del piacere, che contribuiscono a collocarlo due spanne più in alto rispetto ai soliti B-movies.
Certo, se Cronenberg avesse trovato una soluzione più elegante di quella del ridicolo pungiglione da ape regina mutante sotto l’ascella della ragazza – va bene i soliti riferimenti sessuali, ma che c’entra col trapianto di pelle su una gamba? – lo avremmo tutti ringraziato.

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