Home > Recensioni > Rabitto Horaa 3D

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Tormento in tre dimensioni

La giovane bibliotecaria Kiriko ha perso la voce dopo un trauma infantile. Vive col padre illustratore e col fratellino Daigo. Pur essendo figli di madri diverse, sono entrambi orfani. Un giorno Daigo uccide un coniglio ferito, e da allora è ossessionato da un gigantesco coniglio di peluche che lo trasporta in un mondo magico, fra l’incantevole e il sanguinario. In realtà il coniglio ha ben altra origine e i colpi di scena rivelano che il passato dei due fratelli è molto più drammatico di quanto sembri…

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Se il precedente “The Shock Labyrinth” risultava fallimentare nel tentare un linguaggio (quello del 3D) con cui Shimizu non aveva ancora dimestichezza, questa sua nuova opera lo perfeziona e risulta molto efficace nell’imbastire una storia complessa e a suo modo tenera. Il regista sembra rendersi conto molto bene del proprio progresso: non a caso in “Rabitto Horaa 3D – Tormented” (fuori concorso alla 68. Mostra del Cinema di Venezia) appaiono sia la figura chiave della sua carriera, ovvero la tipica ragazzina dai lunghissimi capelli neri che ha fatto scuola da “The Grudge” in poi, sia il set di “The Shock Labyrinth” che mantiene la sua valenza inquietante. Addirittura i due protagonisti vanno al cinema proprio a vedere quel film e il piccolo Daigo ne è risucchiato. Insomma, “Tormented” è un metacinema più coerente e meno presuntuoso del solito, che dimostra la volontà di continuare a migliorare piuttosto che riposare sugli allori del successo. Molte scene sono effettivamente spaventose, soprattutto perché riferite per contrasto al mondo infantile e al rapporto fra bambini e genitori. Il risultato è più doloroso che gratuitamente scioccante – per fortuna. L’ultimissima scena indica che, come già era chiaro, “The Shock Labyrinth” e “Tormented” sono stati girati nello stesso complesso luna park più ospedale: che sia l’indizio di un terzo capitolo in arrivo?

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