Home > Recensioni > Raccontami – Capitolo II

Come eravamo

Dopo il successo della scorsa stagione, torna “Raccontami”, tra le fiction di punta di Rai Uno (13 puntate ogni domenica, alle 21,00). Massimo Ghini e Lunetta Savino rivestono i panni di Luciano ed Elena Ferrucci, una tradizionale famiglia degli anni ’60, con alle spalle la guerra e la miseria, alle prese con il nuovo che avanza nel quartiere popolare romano di Testaccio, in cui vive. Attraverso lo sguardo di Carlo, il più piccolo di casa Ferrucci, vengono raccontati i ricordi, le emozioni e le vicende della sua famiglia; microstoria sociale per immagini dell’Italia che eravamo.

La colonna granitica, punto di riferimento e muro contro cui quasi tutti i membri della famiglia vanno a scontrarsi, è Luciano – Massimo Ghini, personaggio che deriva dalla grande Commedia all’Italiana, incarnando l’immagine dell’italiano solare e un po’ spaccone, maestro nell’arte di arrangiarsi perché sa cos’è la fatica, un po’ vigliacco, ma dai buoni sentimenti. Elena – Lunetta Savino è invece il “focolare” della casa, e incarna la donna italiana che sa stare un passo dietro al marito, facendogli credere di essere lui a portare i pantaloni, ma si rivelerà lei quella capace, con forza e discrezione, a reggere le fila dei rapporti famigliari.

Numerose sono le novità che travolgeranno i coniugi Ferrucci: l’arrivo di una nipotina, la figlia del primogenito Andrea e la comparsa di un misterioso giovane greco di nome Rocco, giunto in Italia per vendicarsi di Luciano, verso il quale nutre un violento rancore…Quale sarà il filo che lega il destino del giovane e della sua sorellina alla famiglia Ferrucci? E se il personaggio di Rocco aggiunge una sfumatura drammatica al consueto tono leggero e agrodolce, un altro mistero, la sparizione del maresciallo Mollica (Max Giusti), si addensa sui Ferrucci, che si ostinano a sottovalutarne la portata, tranne la zia Anna e il piccolo Carlo, che si improvvisano improbabili detective, finendo per scoprire addirittura clamorosi segreti di Stato.

Titti è sempre la figlia integerrima e ribelle; in questa serie si libera dalla delusione amorosa per Guido (anche se non tutte le porte vengono chiuse…), fugge di casa per conoscere Don Milani, e, colpo mortale per Luciano, per il quale la famiglia è una e indivisibile, si trasferisce a Torino per seguire un nuovo amore impossibile e un nuovo esempio di “università critica”.
E Andrea? Entrato in società col padre, si ribella imponendogli il grande salto nel mondo degli appalti pubblici, disposto a sacrificare i valori con cui è stato educato per una vita elegante e al di sopra dei suoi mezzi.

In questo “Capitolo II” della fortunata serie, lo story editor Stefano Rulli, assieme ad un nutrito gruppo di giovani sceneggiatori, ha messo a fuoco la foto a forti tinte dell’Italia pre ’68, quella del triennio 1964-66, già carica di tensioni, divisa tra vecchio e nuovo, tra radici contadine e capitalismo. Si mette in gioco il valore della tradizione, magari troppo rigida – d’altronde, se fosse flessibile, che tradizione sarebbe? – ma in grado di fornire un’identità comune popolare, vaccinata contro la corruzione, in contrasto con la nuova vita (per l’Italia) della civiltà industriale, col nuovo conformismo consumista e l’esigenza, soprattutto tra i giovani, di dare una nuova risposta culturale alle mutate strutture sociali (mutate grazie al boom economico).

Istanze che sfoceranno in maniera anche violenta nella contestazione del ’68. “È in quegli anni – osserva Rulli – che si forma l’Italia moderna e si vede in controluce il bello e il brutto di ciò che siamo, tutto ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, per fare diventare questo Paese, un Paese come tutti gli altri.”

Arrivano i capelloni, le minigonne, la pillola, la psicoanalisi per tutti e l’America è d’un tratto più vicina e con lei il Vietnam. Sul fronte casalingo l’effetto reale del boom del ’60 sembra essersi esaurito, ma l’euforia persiste, tanto che nel ’64 la FIAT festeggia la produzione della due milionesima Cinquecento. E non dimentichiamoci il mancato colpo di stato, quel segreto “Piano Solo” nato in risposta alla partecipazione dei socialisti al secondo governo Moro.

Se “Raccontami”, al di là dell’inevitabile conformismo televisivo, riuscirà a farci ripensare (per quelli che c’erano), o a farci scoprire (per i più giovani) tutto ciò, magari facendoci ridere e anche un po’ piangere, sarà un successo. Perché, come Lunetta Savino ha osservato in conferenza stampa, “lì dove affonda la comicità, affonda anche il dramma, come nella migliore tradizione della Commedia all’Italiana”.

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