Home > Recensioni > Ratataplan

Poesia e disincanto

Film di esordio del giovane comico, regista e sceneggiatore Maurizio Nichetti, “Ratataplan!” è un’opera unica nel suo genere.
Si tratta essenzialmente di una serie di episodi dal sapore retrò tipico del cinema muto, ma ben contestualizzati nel caotico mondo moderno, che gravitano intorno al loro ingenuo e stralunato protagonista: l’ingegner Colombo.

Colombo è un genio incompreso con il cuore di Keaton, la mimica di Chaplin, e la sfiga di Fantozzi, che vive ogni giorno buffe avventure, trasformando anche il lavoro più ordinario in un’esperienza surreale.
E così, passando da involontario creatore di bevande miracolose a violinista di una sfortunata cooperativa teatrale, fino a trasformarsi in un novello Frankestein mago della robotica, il giovane protagonista trova l’amore e la felicità rotolando con la sua bella in un mondo di stracci colorati.

“Ratataplan” è un film genuino, una sorta di manifesto anticonformista, che dà libero sfogo alla poetica di Nichetti e al suo particolarissimo modo di fare e di concepire il cinema.
Il regista riversa nella pellicola tutto il suo bagaglio di esperienze e di influenze, i suoi studi di mimo, le sue conoscenze nel campo dell’animazione, il suo amore per il cinema muto e per la comicità delle slapstick comedy, la sua insofferenza per le classiche strutture narrative e l’innata capacità di trovare sempre soluzioni spiazzanti e originali.

Con la sua prima opera Nichetti ha già plasmato un alternativo e contorto universo creativo, rivelando una dimensione autoriale largamente riconoscibile, a cui rimarrà fedele anche nella successiva produzione cinematografica.

OneLouder

Non so se “Ratataplan!” mi è veramente piaciuto.
Quando l’ho visto ho creduto di essermi addormentata e di aver sognato fino ai titoli di coda. E il sogno sembrava un compendio di cinema.
Catapultata in uno scenario neorealistico alternato alla desolante modernità di Tati e alla dimensioni sospese di Fellini, andavo a braccetto con i personaggi delle comiche, dalle più poetiche alla Stanlio e Ollio alle più sguaiate alla Benny Hill.
È stato come fare zapping fino all’overdose…Un bel trip onirico, non c’è che dire!

Pro

Contro

Scroll To Top