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Topolini da Oscar

La nuova fatica della Pixar solletica l’appetito di grande e piccini e riesce a soddisfare, con la sua amabile proposta, anche i gusti più ricercati. Il topastro firmato Brad Bird (già sul podio con la mirabile prova de “Gli Incredibili”) taglia il traguardo con una standing ovation di pubblico e critica, con tanto di celebrazione come miglior film d’animazione da parte dell’Academy hollywoodiana. Se la realizzazione tecnica del film lascia completamente senza fiato, quello che più colpisce cuore e mente del giovane, ma non solo, spettatore è da ricercarsi nella cura dedicata alla caratterizzazione dei personaggi e alla trasposizione emozionale delle vicissitudini del piccolo protagonista. Topolino dall’olfatto sopraffino, il giovane Remy mette a servizio del proprio sogno, quello di diventare un cuoco affermato come il suo mentore Gusteau, il magico dono di cui è custode. Una serie di peripezie lo catapultano al ristorante parigino del tanto acclamato chef, dove fa conoscenza con l’imbranato sguattero Linguini di cui diventa invisibile guida e compagno d’avventure. La conquista della benevolenza del severissimo critico Anton Ego rimane l’ultimo scoglio da abbattere per la coppia più sorprendente della gastronomia d’oltralpe.
La sceneggiatura giustappone a un plot avvincente e coinvolgente tematiche intelligenti e mai banali: la determinazione nel realizzare i proprio sogni, la lotta contro le discriminazioni, la fiducia verso il futuro e verso il prossimo, l’importanza di apprezzare ciò che si ha e di goderselo fino all’ultimo boccone.
L’ingegno dell’illuminato direttore creativo della Pixar e dei Walt Disney Studios, John Lasseter, segna un altro centro nel panorama cinematografico lasciando dietro di sé un affabile sorriso di approvazione.

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