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L’odore dell’orrore

Gli scenari, le situazioni, i protagonisti, le sfumature: il tempo rimescola le carte di una partita dall’esito immutabile.

A diciotto anni dall’uscita di “Vittime Di Guerra” (“Casualties Of War”), De Palma torna con “Redacted” – da lui scritto e diretto – a descrivere fatti di guerra realmente accaduti e spesso manipolati – da qui il termine redacted – e adulterati dai media.

Homo homini lupus, questa la morale. Il regista mostra quanto labili siano coscienza e autocontrollo in circostanze in cui regni l’arbitrarietà. Un gruppo di soldati americani di stanza in Iraq, durante una partita a poker e dopo qualche litro di alcool di troppo, decidono di violentare una ragazzina di soli 15 anni, organizzando un’incursione in casa sua.

A compiere lo scempio saranno i soldati Rush e Flake, ma i due colleghi presenti
- McCoy e Salazar – non faranno nulla per fermarli. Il primo, intimorito, decide di restare di guardia fuori; il secondo filma tutto nella speranza di entrare, al suo ritorno, nella scuola di cinema.

Molto presto la coscienza e il rimorso cominceranno a sgretolare il muro del silenzio…

Il termine docufiction è forse il più adatto a descrivere questa produzione, quantomai lontana dal cinema solito a De Palma. Tutte le tecniche che ne contraddistinguono lo stile sono state lasciate a casa a vantaggio di uno schema più libero e sperimentale, la cui visione, spesso cruda e mai gratuita, non è che l’impietosa fotografia della verità, l’unica verità tangibile, quella dell’orrore che non conosce vincitori o vinti. Solo desolazione.

Il montaggio innovativo saluta con favore le nuove tecnologie includendo spezzoni in stile video di YouTube. Come per rafforzare il senso di realtà dell’intera pellicola.

La 64° Mostra del Cinema di Venezia ha premiato “Redacted” con il Leone d’Atgento, ma quella di De Palma resta un’opera controversa, apprezzabile più se letta tra le righe che se osservata nella trama in sé.

De Palma offre al pubblico quell’odore nauseabondo della verità spesso taciuto dai media.
Siete pronti a respirarlo?

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