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Un gladiatore in calzamaglia

Dando per scontato che ognuno di noi abbia visto almeno una volta sul grande schermo le gesta del fuorilegge gentiluomo “che ruba ai ricchi per dare ai poveri”, Ridley Scott ha voluto proporci un punto di vista diverso, mostrando come Robin Longstride, arciere di Re Riccardo durante le crociate, deluso dal nuovo Re Giovanni e dai suoi soprusi, abbia deciso di reagire, trasformandosi nell’eroe che rimarrà nella leggenda.
Il fatto che questo “Robin Hood” termini dove tutti i suoi predecessori iniziano rende il film più interessante; l’esperienza di Ridley Scott nel genere storico lo rende poi molto bello a vedersi, soprattutto nelle scene di massa e nelle battaglie; il cast gli infonde intensità e credibilità, nonostante l’inverosimiglianza storica, e il fascino della leggenda fa il resto.

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Ridley Scott ritorna nel medioevo, ma stavolta si porta dietro il suo gladiatore, che invece di prendere i plausi del colosseo si deve nascondere dietro gli alberi, pena la morte.
Il film ha tantissimi punti di forza, il cast è eccezionale, è eccellente tecnicamente quanto esteticamente, eppure non è completamente soddisfacente, c’è qualcosa che stona: sicuramente la durata leggermente superiore al necessario e qualche dialogo di troppo, soprattutto nella love-story Robin Hood/Lady Marion, che ogni tanto rischia di annoiare, il finale (molto) “ispirato” a “Salvate Il Soldato Ryan” e lo sguardo (troppo) forte a “Il Gladiatore” e “Le Crociate”.

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Contro

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