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QUESTA. È. LONDRA!!!

Prendete un gangster padrone del mercato immobiliare londinese, il suo scagnozzo, la mafia russa, una piccola banda di malviventi dei bassifondi, aggiungete una femme fatale che fa il doppio gioco, una rockstar che da vivo scompare per diventare leggenda, e mescolate il tutto con una dose abbondante di umorismo cinico e violenza simil-tarantiniana. Otterrete la risposta alla domanda: “Che cos’è un rocknrolla?“.

La formula è nota, e ci restituisce il Guy Ritchie dei primi tempi, il migliore: i protagonisti sfilano in una rapida e accattivante passerella iniziale a tempo di rock, poi salgono sulla giostra vertiginosa degli eventi, in una sceneggiatura circolare che ruota intorno a quello che è l’oggetto del desiderio di tutti e passa di mano in mano, per finire in quelle di chi alla resa dei conti resta pulito. Un sofisticato meccanismo di precisione e una rete a trama fitta, dalla quale è difficile liberarsi una volta catturati.

A un decennio esatto da “Lock, Stock and Two Smoking Barrels”, le quotazioni dell’autore e regista londinese negli ultimi anni conosciuto come Mr Madonna Ciccone tornano a salire dopo gli ultimi due film flop e una separazione artisticamente provvidenziale. Certo, la progressiva patinatura somministrata nel tempo ai suoi crime-movie raggiunge qui il limite oltre il quale l’operazione diventerebbe stucchevole (se già non lo è diventata), e fa sì che alla freschezza di dieci anni fa sia sostituito il glamour, e all’ironia un certo autocompiacimento.

Glamour che è spalmato su ogni centimetro di pellicola: personaggi, gesti, musica, violenza, tutto è estremamente cool e irresistibilmente sexy. Cosa che ha evidentemente spinto i realizzatori verso una resa fumettistica dell’immagine: da un film come “300″, “Rocknrolla” non prende solo il protagonista Gerard Butler, ma anche la fotografia da graphic movie e un’estetica della violenza che è eticamente discutibile, ma visivamente d’impatto.

Sicuramente vedere questo film come un bel fumettone lo renderà più accettabile a coloro che hanno pensato (legittimamente) che dopo “Gomorra” i gangster movie classici, che giocano cioè su un certo appeal della violenza e del crimine, avrebbero necessariamente dovuto cambiare cifra stilistica.

Menzione speciale alla colonna sonora, come sempre nei film di Ritchie curatissima, e mai così pertinente. Da un film con un titolo simile non ci si poteva aspettare di meglio: un po’ di rock americano anni ’60, il british punk, il miglior electroclash post-punk, la new-wave anni ’80, e naturalmente l’indie rock inglese dell’ultimo decennio. Come non restare rapiti?

Rimanete in sala per i titoli di coda: recupererete il breve e spassoso capitolo lasciato volutamente come stuzzicante gap in sceneggiatura.

OneLouder

You are so cool, you are so Rock ‘n Roll!!!” Da “Rock and Roll Queen”, The Subways. “Rocknrolla” Original Soundtrack.

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