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Noia tangibile nell’universo tangente

“Donnie Darko” è un film di culto, nato nella silenziosa indifferenza e poi fiorito in una moltitudine di comunità sul web, tutte intente a districarne una trama complessa, ricca di dettagli e citazioni. L’inspiegabile attesa di ben 8 anni per vedere un sequel è tristemente spiegata dal sequel stesso: “S. Darko” è un film brutto ed è comprensibile che Richard Kelly si sia pubblicamente dissociato dal lavoro di Chris Fisher.

La storia è incentrata su Samantha Darko, la sorellina di Donnie che è cresciuta con la mente distorta dalla tragica morte del fratello, con il quale condivide sonnambulismo, instabilità mentale e sfiga. La prima parte del film è incentrata su Sam e la sua amica che viaggiano nel deserto nella parte di Thelma e Louise dei poveri, per finire in una piccola comunità dove vivono stereotipi tanto caricaturali che sembrano usciti fuori da “Scary Movie”. C’è il duro-col-cuore-tenero, c’è il nerd occhialuto, il prete con un passato burrascoso e lo scemo del villaggio, un personaggio secondario fondamentale nell’ottica dei viaggi nel tempo. Tu guardi mezz’ora nella quale non succede niente (ma niente davvero) prestando attenzione ai dettagli più insignificanti: ogni frase, oggetto o evento potrebbe essere un elemento chiave che spiegherà il casino spazio-temporale che scoppierà di lì a poco!

La storia va avanti stancamente con dialoghi che oscillano dal nulla assoluto al ridicolo, con punte di assurdo quando i giovani ribelli diventano sboccati parlando di satana, scopare, fica. Uscite che sarebbero potute risultare irriverenti in un episodio di “Dawson’s Creek”, anche se in quel caso a dirle sarebbero stati personaggi più profondi e in un contesto molto più carico di tensione emotiva. Qui tutta la tensione si risolve nelle apparizioni di Sam “del futuro”, un altro dei picchi del film. Immaginatevi questo zombie che è accompagnato da un tuono ogni volta che appare e ogni volta che parla. La prima volta sortisce un misero effetto-boo! ma siccome la cosa si ripete anche 10 volte in un minuto, il risultato finale è piuttosto un effetto-Frau Blücher. Come in “Frankenstein Junior”, ma qui non c’è proprio niente da ridere. Pazienza, siamo a metà film ma riluce ancora una flebile speranza che tutta questa noia possa presto essere riletta alla luce del paradosso temporale che sta per deflagrare!

Poi arrivano anche gli effetti speciali, come non se ne vedevano dai tempi de “La Storia Infinita”. Grossolani e artefatti proprio come i punti di contatto con il primo film: il coniglio, il pedofilo, i preservativi giganti che escono dal petto della gente. Quello che manca è invece ritmo, attori carismatici e il serpeggiante mistero che rende la normalità degna d’essere indagata. Perfino la colonna sonora, ciliegina sulla torta di “Donnie Darko”, è qui composta da brani anonimi… che almeno si sposano bene con l’altrettanto anonima regia. Tra uno sbadiglio e l’altro il film finisce, e il paradosso temporale si rivela così ovvio ed evidente che di paradossale ha davvero bene poco. Aridatece Donnie. Anzi, aridatece Marty McFly!!

OneLouder

“S. Darko” è un film noioso e anonimo, avvincente come un barattolo di fagioli. Perfino i fan di “Donnie Darko” troveranno difficoltà a farsi piacere questo nulla cinematografico dove rimandi e citazioni sono piazzati grossolanamente. L’unica speranza è che questo film cada in un wormhole che lo porti per sempre in un universo-tangente lontano dal nostro.

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