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Gianfranco Rosi sul raccordo anulare a Venezia 70

Sacro GRA” nasce come progetto su commissione per il regista Gianfranco Rosi (“Below Sea Level”, “El sicario”), da un’idea del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti: due anni trascorsi ad esplorare i 70 chilometri del Grande Raccordo Anulare di Roma, visto come «un’opera eccentrica, totalmente fine a se stessa, che maschera e nasconde le contraddizioni della città», così come lo definisce Renato Nicolini nel suo saggio “La macchina celibe”, del quale Bassetti parla come di un importante punto di riferimento.

Rosi, che teme la parola documentarista, si sente soprattutto un narratore e compone, col sostegno di Jacopo Quadri al montaggio, un appassionante mosaico di personaggi – dall’anguillare all’attore di fotoromanzi – e di microracconti semiseri.

Presentato in concorso a Venezia 70 (è uno dei due documentari in competizione, insieme a “The Unknown Known“), il film di Rosi sarà nelle sale italiane dal 19 settembre distribuito da Officine Ubu.

Coerenza interna e richezza di contenuti — siamo ben oltre la curiosità antropologica — sono i punti di forza dei tanti nuclei narrativi di “Sacro GRA”. Quello che manca è forse una forma di pensiero più strutturata e problematica, perché questo tipo osservazione affettuosa e molto umana, pur essendo un pregio, si porta dietro il rischio di una consolatoria (auto)assoluzione. Quasi ci si limitasse a dire: la vita è strana, soprattutto sul GRA, ma quanta bellezza.

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