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Storia emozionale di un caso letterario

Che il suo nome rimarrà nei prontuari di storia della letteratura francese oppure no, rivivere la biografia di Françoise Sagan – apparentemente così meschina e poco “autoriale” – è un’emozione. O almeno lo è nella versione cinematografica, riassunto di una miniserie televisiva in due puntate, che ne dà Diane Kurys.

Appena diciottenne, nel 1954, Françoise Quoirez – questo il vero nome – pubblicò il suo primo romanzo “Bonjour Tristesse”, storia giudicata trasgressiva e subito in vetta alle classifiche di vendita francesi. Comincia così per questa ragazza una vita diversa, fatta di soldi, gioco d’azzardo, serate mondane e storie d’amore decisamente movimentate.
E proprio su questo aspetto si concentra la pellicola della Kurys, che vuole cogliere il lato più femminile e passionale della Sagan: prima moglie, anche se per poco, poi madre, ancora moglie, e, fino alla sua morte, omosessuale. Tanti rapporti ma sempre molto difficili, specialmente con il figlio. Significativa in questo senso la scelta di proporre, nella primissima sequenza del film, una Sagan già in punto di morte, sola nella sua grande casa di campagna con la pur affezionata domestica.

Sullo sfondo del frizzante panorama letterario francese degli anni Cinquanta e Sessanta, la Sagan – intensamente interpretata da Sylvie Testud – è una figura per cui parteggiare. Questo, nonostante tutti gli scandali legati al consumo di cocaina e al suo essere sempre al di sopra del mondo. Verrebbe da paragonarla a una nostrana Mia Martini. E, pur nei limiti, comunque non degni di particolare stigma, di una produzione nata per la televisione, questo “Sagan” ne ripercorre la vita con equilibrio e spiccata sensibilità.

Il film è stato proiettato nell’ambito del 23° Festival Mix di Cinema Gaylesbico e Queer Culture di Milano.

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Ci sono film che, nati per il cinema, sembrano piuttosto produzioni televisive. E altri invece che, cullati per il piccolo schermo, arrivano a risultati più che degni di nota anche per il grande schermo. Anche solo per questo motivo, “Sagan” non può che dirsi promosso.

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