Home > Recensioni > Sandy Dai Mille Colori

Ah, i bei cartoni di una volta…

Tanto tempo fa, prima dei Gormiti c’è stata l’epoca di Hello Spank, Pollon e Lady Oscar. E naturalmente di Sandy, la figlia del fioraio, capace di dar vita ai suoi disegni. Il cofanetto della Dolmen raccoglie tutte le sue avventura, dall’incontro con i folletti Pico e Paco al loro ritorno nella Terra dei Fiori.
Sandy è semplice, ed è affiancata da personaggi semplici: Ciccio, il migliore amico, Cesare, il nonno scapestrato, e Trudy, la vicina bisbetica. Nessuna intenzione di salvare il mondo, né pruriginosi vedo-non-vedo al momento di invocare i poteri.
Tra i contenuti speciali, uno spin off che lascia decisamente perplessi: Sandy, insieme alle maghette Emi, Creamy e Evelyn, lottano contro un mostro tentacolare che vuole succhiare la loro bellezza.

OneLouder

Sì. Sandy. Lei. Non Sailor Moon, e tutte le cosacce che hanno rifilato alle generazioni successive. Questo è uno di quei mitici cartoni animati giapponesi anni ’80. A tratti melensi, decisamente meno adrenalinici. E con tre o quattro puntate composte, spudoratamente, di ritagli delle precedenti. Ma c’era una trama, e un’idea etica di fondo. Caruccio per i bambini, straniante da rivedere con gli occhi dell’adulto. Se, come me, siete ragazze tra i 25 e i 30, il magone è assicurato. Probabilmente anche se siete ragazzi.

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Contro

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